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Appello di Amnesty per la libertà di espressione in Polonia

 

L’11 novembre 2017, 14 donne sono state aggredite a Varsavia durante la Marcia per il Giorno dell’indipendenza solo per aver espresso la loro opinione.

Le 14 donne volevano dimostrare la loro contrarietà ai messaggi d’odio dei manifestanti di estrema destra che si erano radunati per inneggiare ad una “Polonia bianca” e ad un’Europa che, come dicevano gli slogan, “sarà bianca o verrà abbandonata“.

Per questo, durante la manifestazione, hanno srotolato uno striscione su cui era scritto “fermiamo il fascismo” provocando la rappresaglia di alcuni manifestanti. Gli aggressori le hanno prese a calci, le hanno insultate apostrofandole come “sgualdrine”, “feccia sinistroide”, “puttane”, le hanno spintonate, le hanno prese a gomitate, le hanno afferrate per il collo e trascinate sul marciapiede.

Alcune guardie del corteo (volontari per l’organizzazione, la logistica e la sicurezza della marcia, non appartenenti alle forze di polizia) hanno cercato di proteggerle, mentre la polizia è giunta sul posto solo 30 minuti dopo. All’arrivo delle forze dell’ordine la manifestazione era già passata e gli aggressori non erano più identificabili. Al contrario, gli agenti hanno controllato i documenti di identità delle donne e contestato la loro presenza alla marcia sostenendo che avevano agito da provocatrici.

Invece di fermare e condannare gli esecutori dell’aggressione, le donne sono state accusate, giudicate colpevoli e multate per aver intralciato un raduno legittimo.

Solo in appello i giudici hanno deciso di riaprire le indagini e perseguire gli aggressori.

Schierati al fianco di queste donne coraggiose e chiedi giustizia per loro.

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