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#NoiNonArchiviamo

 

Non poteva non iniziare ricordando Giulio Regeni il 2018 di Articolo 21 Friuli Venezia Giulia: con un incontro nel suo liceo, il “Petrarca” di Trieste, dove il 25 gennaio l’Aula Magna gremita di ragazzi si è confrontata con Beppe Giulietti, presidente nazionale della Federazione nazionale della Stampa, e Fabio Del Missier, referente Educazione di Amnesty International Fvg. Nella consapevolezza che rassegnarsi al male e rinunciare alla funzione etica del giornalismo significa diventare complici di chi ha fatto prima sparire, poi torturato, infine assassinato il ricercatore di Fiumicello, gli studenti e le studentesse del liceo triestino assieme ad Articolo 21, all’Assostampa e all’Ordine dei Giornalisti hanno confermato l’impegno a chiedere verità e giustizia per Giulio e per tutti i Giulio e le Giulia del mondo, tenendo viva l’attenzione su questa e su altre vicende che il tempo vorrebbe archiviare.

Ma #NoiNonArchiviamo: lo abbiamo ripetuto a Trieste, sotto la sede del Circolo della Stampa, il 20 marzo, commemorando l’anniversario dell’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin; lo abbiamo ribadito a Roma partecipando alla conferenza stampa sul caso indetta il 4 luglio da FNSI per annunciare la costituzione di parte offesa del sindacato, dell’Ordine e dell’Usigrai. Perché colpire un giornalista significa attentare al diritto di tutti e di ciascuno ad essere informati, significa mettere in dubbio l’articolo 21 della Costituzione. Quell’articolo su cui si è concentrato il concorso di Articolo 21 dedicato alle scuole, che ci ha visto incontrare gli allievi di un liceo di Udine, di uno di Trieste e di uno di Pordenone per affrontare con loro il tema della libertà di stampa e dei tanti giornalisti minacciati, anche in Italia. Uno di questi è Sandro Ruotolo, ospite a Trieste e Muggia su invito congiunto di Libera e Articolo 21 in occasione della Giornata della Memoria e dell’Impegno, che ha messo a disposizione la sua esperienza per raccontare come nasce un’inchiesta giornalistica, come si mette il mestiere a servizio della verità e della comunità.

La formazione è un’attenzione costante del presidio del Friuli Venezia Giulia, che in collaborazione con l’Ordine e il sindacato ha promosso un percorso sulle migrazioni, realizzato in maniera decentrata in tutta la regione, ma anche occasioni per conoscere aspetti inediti dell’Africa e per dare voce e spazio alle donne, spesso invisibili per la politica come per l’informazione se non quando è ormai troppo tardi: si è parlato di attivismo femminile in Siria, del Manifesto di Venezia e delle priorità della politica regionale dal punto di vista non maschile in vista delle elezioni regionali.

Il rischio della censura e del bavaglio è stato decisamente il leit motiv dell’attività annuale: con un occhio all’Egitto, dove poco si è mosso per fare chiarezza sulla tragedia di Giulio Regeni e dove Amal Fathy, moglie del consulente legale della famiglia, è ancora in ostaggio della “giustizia” egiziana, e un altro all’Italia, dove i tentativi di chiudere la bocca ai giornalisti, definiti puttane e infimi sciacalli dai massimi vertici istituzionali, non si arrestano. È proprio nel nostro territorio che è iniziata la censura e la delegittimazione dell’informazione: a Monfalcone la sindaca leghista ha chiuso l’abbonamento a Avvenire e Manifesto, evidentemente non graditi al regime, ma sempre a Monfalcone oltre cento persone nel pomeriggio di un giorno feriale hanno riempito la sala parrocchiale dei Santi Nicolò e Paolo per incontrare Marco Tarquinio e Norma Rangeri, assieme al direttore del quotidiano di lingua slovena Primorski e a Paolo Borrometi, invitati da Articolo 21, Ordine dei Giornalisti e Assostampa a parlare del valore del pluralismo nell’informazione: un valore che il presidente Mattarella non si stanca di ripetere e che anche noi continueremo a promuovere. Anche nel 2019.

Perché senza informazione non c’è democrazia. E le conseguenze in questa regione sono state terribilmente nefaste, come hanno avuto modo di ricordarci i ragazzi del Petrarca attraverso la mostra “Razzismo in cattedra”, anche quella a rischio censura, premiata non a caso dai giornalisti triestini con una targa speciale in occasione del San Giusto d’Oro. Un messaggio forte e chiaro per dire che noi, assieme a papa Francesco e al presidente della Repubblica, stiamo dalla parte dei ponti e non dei muri, della fraternità e non dell’odio. Come Marco Luchetta, Saša Ota e Dario D’Angelo, i tre giornalisti Rai assassinati a Mostar poco meno di venticinque anni fa (tra pochi giorni, il 28 gennaio, ricorderemo l’anniversario), mentre raccontavano all’Occidente distratto che lì in Bosnia si continuava a morire e che non si risparmiavano neanche i bambini. Bambini che neanche oggi vengono risparmiati e che abbiamo il dovere di continuare a raccontare.

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