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Foggia, uno sgombero che si pone contro i valori civili e i diritti umani

 

Lo sgombero di famiglie innocenti, le cui “colpe” sono solo l’indigenza e l’emarginazione è un evento triste, che suscita amarezza e sdegno nei cuori di chi crede in una società accogliente, solidale, evoluta, in cui i diritti umani abbiano un valore basilare. A Foggia si è verificato ieri uno di tali eventi: quaranta famiglie rom romene – con sessanta bambini, alcuni portatori di disabilità e malati – sono state sgomberate dai capannoni della Ex Satel di via Bari, in una zona periferica. E pensare che tali spazi erano stati affidati al Comune di Foggia dieci anni fa, quando in Italia ancora non si respirava il clima xenofobo di oggi, proprio per dare rifugio ai poveri, agli esclusi, a coloro che soffrono, nel pensiero dei santi patroni della città, Guglielmo e Pellegrino, la cui vita si ispirava alle parole di Gesù: “I poveri li avete sempre con voi”. È ingenuo, è “buonista” ricordarlo?

Alla Ex Satel non sono giunti, nel mattino, operatori umanitari, sociali e sanitari, ma oltre cento uomini in divisa e in armi, fra agenti della polizia locale, carabinieri, agenti della polizia di stato e militari della Guardia di finanza. I bambini hanno vissuto momenti di angoscia e paura, di fronte a quell’esercito ostile che schedava i loro genitori, annientava le abitazioni costruite con tanta fatica dalla loro comunità e mandava via le loro famiglie dall’unico luogo al mondo in cui avessero un tetto sulla testa e povere pareti a protezione di vite dolorose. Le donne hanno chiesto pietà, dove invece avrebbero avuto un preciso diritto costituzionale: pietà per i piccoli, pietà per quell’umanità coraggiosa cui una società intollerante e in preda all’odio non concede nemmeno il beneficio minimo, quello di cercare un riparo per sottrarsi alla durezza degli elementi, oltre che a quella della povertà. EveryOne Group ha inviato un appello urgente al Comune di Foggia, al Difensore Civico della città e a quello della Regione Puglia. Un dossier sullo sgombero di via Bari è stato inoltre inviato al Consiglio d’Europa, all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani e all’UNICEF.

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