Altro che sciacalli i giornalisti sono quelli delle regole e della luce

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Il fatto non costituisce reato diversamente dal fatto non sussiste è formula che evidenzia l’aver ritenuto il giudice che qualcosa è accaduto, ma non è qualificabile come violazione di una legge penale. Quei fatti che invece la Procura riteneva meritevoli di condanna per Virginia Raggi i giornalisti hanno raccontato in questi mesi e lo hanno fatto nell’ambito di una doverosità che attiene alla loro professione. E che concretizza per i cittadini un diritto Costituzionale , quello di cui all’Art.21, che trova corrispondenza nell’art.10 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo. Poiché sembra che in Italia qualcuno voglia togliere la luce alla democrazia , per caricarsi di energie vale la pena riportare , ancora una volta ringraziandolo , alcune parole  recentemente pronunciate dal presidente Mattarella: “L’incondizionata libertà di stampa costituisce elemento portante e fondamentale della democrazia e non può essere oggetto di insidie volte a fiaccarne la piena autonomia e a ridurre il ruolo del giornalismo…Questa consapevolezza deve saper guidare l’azione delle istituzioni”. A Di Maio ho cortesemente chiesto di trarre le conseguenze del sentirsi dopo gli inaccettabili insulti persona non gradita alla comunità dei giornalisti, evitando di salvarsi con una sorta di immunità ( questione tuttavia da approfondire ) dal processo disciplinare in quanto pubblicista. Ma oltre ad essere giornalisti siamo anche cittadini della Repubblica italiana e di fronte a un segno passato non possiamo non mettere in relazione le parole di Mattarella con una ribellione che attraversa la categoria e la parte più sensibile della società civile, attenta ai valori di libertà. Anche di chi magari ha votato Di Maio . Le cose cambiano nel tempo se un sindaco come Pizzarotti , proveniente dalla stesso movimento, ha bollato quelle del vice premier come parole folli che “non dovrebbero mai uscire dalla bocca di un ministro”.    Parole di chi è inadeguato al ruolo in quanto privo della consapevolezza di cui opportunamente dice il Presidente o addirittura eversive rispetto ad un fondante valore costituzionale. E’ per questo che mentre nel rispetto delle istituzioni , immaginando che il ministro Di Maio non abbia tempo per passare dagli uffici dell’Ordine e ritirare il modulo per le dimissioni mi metto a disposizione per consegnarglielo io personalmente, da cittadino gli chiedo di capire che chi pronuncia parole come quelle da lui ieri proferite è incompatibile col ruolo di Ministro. Se magari si è pentito lo aspetto  nella sede dell’Ordine per ricevere scuse per i cittadiniche hanno il diritto di essere correttamente informati e per i giornalisti. Intanto per non lasciare la reazione solo alle parole insieme alla Fnsi ci prepariamo a una mobilitazione in varie piazze, che con Lo Russo e Giulietti stiamo mettendo a punto. Di Di Battista non ci occupiamo è solo uno dei tanti che insulta , senza alcun ruolo istituzionale, colpisce però come dopo il post di Grillo da molto lontano abbia fatto a gara con il vice premier a chi riusciva ad essere più offensivo. Parole così di odio sono pericolose, chi le pronuncia si assume responsabilità pesanti qualora qualche squilibrato dovesse prendere di mira un giornalista, attentando alla sua incolumità.

Nulla di corporativo in quel che scrivo . E una concatenazione di eventi  ci aiuta. Proprio l’altro giorno abbiamo ricevuto dai nostri  avvocati un’ ordinanza collegiale del Tribunale di Milano con la quale è stata confermata la censura al direttore di Libero, Pietro Senaldi con condanna per responasbilità aggravata per la “pedestre” resistenza in giudizio in base all’art.96 del c.pc.. La comunità dei giornalisti ha fatto il proprio dovere verso chi proprio nei confronti di Virginia Raggi non era stato nelle regole non rispettando i limiti di continenza. Senaldi naturalmente avrà a disposizione altri gradi di giudizio. Ma intanto il primo verdetto della giustizia ordinaria è di promozione dei nostri consigli di disciplina. La censura si riferisce a un titolo che fece molto discutere riferito alla Sindaca : “Patata bollente” . Altro che sciacalli i giornalisti sono quelli delle regole e della luce perché come scrivono i colleghi del Washington Post nel loro sottotitolo, la democrazia muore nell’oscurità. E noi non lo consentiremo.


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