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IO STO CON MIMMO LUCANO

 

Riace non è una fiction. Non è una bella favola, un’utopia, un miraggio. Se fosse così, non avrebbe nessun nemico, nessun sabotatore. Invece, se il Ministro della Paura oggi cerca di abbattere Riace è perché è tutto vero: e perché il messaggio che viene da Riace è, per chi la pensa come lui (e come il suo predecessore ‘di sinistra’), un messaggio eversivo. Perché la retorica della paura, fondata sul dogma dello straniero come nemico, si squaglia come neve al sole di fronte a una realtà tangibilmente diversa. Una comunità la cui identità coincide con l’umanità è l’antitesi dell’idea di nazione fondata sul sangue e sull’esclusione. Un’idea atroce, quest’ultima, e carica di pericoli.

Ha scritto Primo Levi: «A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno inconsapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si  manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora al temine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo». È a causa di questa profonda consapevolezza che l’unico dei principi fondamentali della Costituzione in cui sia menzionata la parola ‘nazione’ è l’articolo 9, che lega l’idea di nazione alla cultura, al paesaggio, all’arte. Siamo infatti una nazione per via di cultura: e dunque meticcia per storia, aperta per definizione. Grazie al suo straordinario sindaco, e ai suoi cittadini (di qualunque colore abbiano la pelle, in qualsiasi parte del mondo siano nati) l’articolo 9 a Riace è stato, ed è, attuato. Un popolo nuovo vive tra le pietre antiche che in tutta… Continua su libertaegiustizia

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