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Diciotti, il silenzio della Sicilia dinanzi al dramma che si consuma a Catania

 

I giorni, le ore trascorrono e rischia di trasformarsi in tragedia il dramma che si consuma a Catania, con quella nave della Guardia Costiera, la Diciotti, tenuta ferma agli ormeggi in porto con l’ordine imposto dal Viminale a non far scendere a terra nessuno, equipaggio, 40 persone e i 150 migranti, dopo i 29 minori fatti scendere ieri, grazie all’intervento della magistratura agrigentina. Tragedia politica e umana, sulla Diciotti vi sono soggetti affetti da scabbia, costretti a stare sul ponte della nave giorno e notte, sotto il sole e sotto la pioggia. Tragedia che colpisce la storia della Sicilia, una terra cresciuta sotto tanti punti vista con l’accoglienza, con la integrazione. Quello che succede a Catania non appartiene affatto alla terra siciliana e al suo mare per eccellenza, il Mediterraneo, il Mare nostrum, dove è cresciuta la koinè del Mediterraneo che ha unito i popoli, linguaggio comune che adesso si vuole spezzare, dividere. La Sicilia dovrebbe ribellarsi dinanzi alla gestione di questa vicenda umana da parte del ministro dell’Interno Salvini, se lo sta facendo per ragioni di schieramento è grave. Comprendiamo l’estrazione politica destrorsa del presidente Musumeci, comprendiamo che Forza Italia un legame con la Lega lo vuole mantenere, ma comprendiamo meno l’assoluta assenza di interventi dalle altre componenti politiche del Governo, quelle centriste. Ma al presidente Musumeci ricordiamo che lui oggi non rappresenta solo la sua parte politica, ma è il presidente di una terra dove l’accoglienza ha sempre avuto fondamenta storiche e culturali che non possono andare disperse, perché significherebbe rompere un filo di collegamento con il nord Africa, per non far tornare a essere il mare Mediterraneo un mare di guerre, il Mediterraneo deve tornare di più ad essere strumento di dialogo. Negare ai migranti il diritto a cercare una nuova casa, significa completare la distruzione che da decenni civiltà imperialiste hanno operato nel continente africano. La Sicilia oggi non può perdere il suo primato dinanzi ad un ministro spietato con i deboli. La Sicilia fu la terra di un certo Danilo Dolci, grande uomo dimenticato, dobbiamo riaprire quel Borgo di Dio , ieri servito a ridare slancio alla Sicilia, oggi quella stessa lezione deve servire a far crescere capacità a integrare, a unire, i popoli del Mediterraneo. Che con le sue contaminazioni fu culla della civiltà italiana. La Sicilia poi stia attenta, quella che si sta vivendo a Catania ci sembra essere una prova generale per dividere l’Italia, che è l’antico sogno che la Lega, ieri di Bossi, oggi di Salvini, ha sempre perseguito. Oggi sono i migranti a non essere bene accetti nella terra italiana, domani stessa sorte potrebbe toccare ai siciliani, ai meridionali. Salvini sta premendo il piede sull’acceleratore per smantellare l’unità italiana, cominciando con la cosa più semplice che gli sta venendo di provocare, dividere gli italiani. C’è un fiume di parole, cariche di odio, che scorre sui social che lo dimostra.

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