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Elezioni Trentola Ducenta (comune sciolto per mafia). Tutto cambia perché nulla cambi

 

Nel maggio del 2016 il comune di Trentola-Ducenta, a metà strada tra Napoli e Caserta, venne sciolto per mafia. La Distrettuale Antimafia di Napoli nel dicembre dell’anno precedente aveva azzerato i vertici politici ed amministrativi. L’inchiesta dei pubblici ministeri partenopei Maresca e Curcio aveva fatto emergere il livello di infiltrazione mafiosa all’interno della macchina comunale, integralmente gestita, manu militari, dal clan dell’ex primula rossa Michele Zagaria. A schiarire le idee ai magistrati impegnati in anni ed anni di lavoro duro e silenzioso le informative della Polizia giudiziaria (ROS dei Carabinieri e Squadra Mobile di Caserta – nda) arricchite da una mole impressionante di atti amministrativi acquisiti in Comune a riscontro dei lunghi “racconti” di una ventina di collaboratori di giustizia che delineavano un quadro dalle tinte foschissime e che facevano emergere il coinvolgimento di appartenenti al clan dei casalesi nelle scelte politiche ed amministrative negli ultimi 20 anni.

Ingerenze dirette di uomini del clan dei casalesi che per 30/40 anni hanno avuto un ruolo determinante per le sorti amministrative, politiche, economiche e industriali di una terra, quella dell’Agro aversano, completamente nelle loro mani. Nella terra di Gomorra non è mai stato il voto libero e democratico a scegliere i rappresentanti: la gran parte dei cittadini sono costretti, oggi come ieri, a subire le scelte dell’esercito del male che concordemente ad una classe politico-amministrativa che ha fatto del clientelismo l’unica arma a giustifica della propria esistenza, hanno reso la vecchia Terra di Lavoro un deserto senza sabbia, dove i diritti sono scambiati per piaceri o concessioni. La città di Trentola-Ducenta ne è la riprova di questo modus operandi ormai cristallizzato.

Il suo Ali Babà è noto alle cronache per le sue malefatte. Il geometra Michele Griffo, alias capucchione, era il sindaco in carica nel dicembre 2015 quando le maglie della magistratura e il tintinnio delle manette lo assicurava alla Giustizia insieme con gran parte della consorteria criminale che governava l’amministrazione comunale del comune del casertano. Compariello di fazzoletto del ministro plenipotenziario Antonio Gava, il Griffo nel corso degli anni ‘80 e ‘90 ha retto le dinamiche del governo cittadino e in rappresentanza della Balena Bianca non ha mai disdegnato incarichi all’interno della USL 20 di Aversa quando era completamente nelle mani del clan dei Mazzoni prima e poi passato nelle mani della fazione vincente dei casalesi, retta da Francesco Schiavone Sandokan e Francesco Bidognetti Cicciotto di Mezzanotte. Quando non si poteva o doveva candidare pensava ad inserire nella formazione vincente un uomo suo. Amico di tutti, è sotto processo al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere insieme ad altri 3 soggetti per contiguità al clan Zagaria alias capastorta, secondo i magistrati, sarebbe stato a disposizione della cosca casalese cui avrebbe fornito supporto attraverso il rilascio di concessioni edilizie ad aziende del boss di Casapesenna. L’Ali Babà trentolese è uno che, come si legge dalle carte dell’inchiesta della DDA di Napoli, non ma mai rinunciato personalmente ad incontrare gli esponenti apicali del clan della mafia casalese. Faccendieri, giannizzeri, politici, camorristi. Tutti potevano servire. L’importante è avere il controllo del proprio feudo elettorale. E lui lo ha avuto.

La Giustizia civile su ricorso del Ministero degli Interni, l’anno scorso, gli ha impedito la recente candidatura. Ma l’incandidabilità non lo ha fermato. Lo dimostra il fatto che con i suoi fedelissimi nell’ultima tornata elettorale delle amministrative Michele Griffo non è stato fermo. Per lui è stata una sfida allo Stato che lo ha reso, qualche mese fa, un uomo completamente libero nei movimenti. Quando venne a suo carico spiccato l’ordine di arresto, si diede per nove giorni latitante. Preferì, dopo forse istruito chi di dovere, di costituirsi direttamente presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere. Qualche mese di carcerazione preventiva, poi i domiciliari a Roma, nonché divieto di dimora prima in Campania e poi in provincia di Caserta. Michele Griffo è uno che non ha mai “abbandonato” il campo di battaglia. Nell’ultima campagna elettorale non è stato un solo giorno a riposo. Di giorno fino a tarda ora ha incontrato persone, gente. Si è misurato con chi evidentemente durante la propria vita ha avuto da lui una “concessione”.

È facile ammettere che il 90% dei cittadini trentolesi si è rivolta a Michele capucchione almeno una volta nella loro vita per un trasferimento, una concessione edilizia, un posto di lavoro, un piacere. Ha sempre chiuso tutti e due gli occhi. Dai vigili urbani ai dipendenti, il Comune di Trentola-Ducenta è completamente nelle sue mani. Ben 237 candidati al consiglio comunale. Un numero esorbitante per i voti effettivamente in campo. I candidati in corsa per la carica di Sindaco sono stati cinque: per la prima volta avendo superato i 15mila residenti, il Comune di Trentola è andato al voto con il doppio turno. I candidati in lizza nel passato per coinvolgimento diretto o per familiarità hanno avuto a che fare con Michele Griffo. Tranne il giovanissimo candidato del Movimento 5 Stelle che ha portato a casa un magro 3,91%. Sarà proprio il doppio turno che deciderà chi sarà alla guida del Comune di Trentola-Ducenta. La contesa vede protagonisti due professionisti molto attivi sul territorio e nel sociale. Uno di Trentola, Andrea Sagliocco, oculista, che sfiderà il ducentese Michele Apicella, un giovane avvocato. Qualche arnese del passato sta tentando di “orientare” la contesa che avrà un unico risultato: Michele Griffo risulterà essere il vero vincitore. Come è sempre accaduto. Quando si tratta di scendere a patti col nemico, chiunque esso sia, non si è mai sottratto capucchione. Certamente guiderà la regia anche questa volta. Quando deciderà lui di staccare la spina, chi non ha risposto al suo volere, soccomberà.

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