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Alla ricerca dell’umanità perduta

 

I flussi migratori sono una costante dell’umanità, ci sono sempre stati e ci saranno sempre, addirittura cresceranno notevolmente a causa di mutevoli condizioni economiche, politiche e non ultime climatiche. L’Africa, non per colpa degli africani, è stata sfruttata dall’occidente e nel prossimo futuro si desertificherà. Sarà inutile qualsiasi tipo di sbarramento poiché non fermerà facilmente un esodo epocale di chi muore di fame, di sete e di guerra. Si sta combattendo un nuovo conflitto globale: quello contro i poveri. Si disinforma non ricordando che questi esseri umani in fuga, esuli alla deriva, fanno giungere la loro voce all’Occidente, a quella parte di umanità che li ha prima sfruttati e poi abbandonati a se stessi. Il vero tallone d’Achille nel prossimo futuro non saranno i flussi migratori ma la gestione delle persone che non funziona e l’allocazione all’interno di una società a loro del tutto estranea. Noi italiani abbiamo la memoria troppo corta e non ricordiamo (o non vogliamo ricordare) quanti di noi dopo la prima guerra mondiale sono andati a cercare fortuna all’estero.

E quanti di noi sono stati accolti a braccia aperte? Vietato l’ingresso ai cani e agli italiani, recitava un cartello appeso sulla porta di un bar della grande Germania. Negli Stati Uniti d’America nella descrizione della razza italiana era scritto: basso, sporco e puzza. Credo che il vero problema da affrontare sarà l’organizzazione dell’accoglienza che nel lungo termine farà la differenza e non il colore della pelle o l’etnia. E’ proprio in questo aspetto che noi siamo carenti in modo indegno. Abbiamo creato un sistema fallimentare nell’accogliere queste persone che finiscono inesorabilmente nelle grinfie di organizzazioni criminali. Io mi auguro fortemente che l’Europa recuperi l’umanità perduta difendendo i valori di libertà, uguaglianza, universalismo, su cui le nostre culture si fondano. La globalità dei diritti umani ci ricorda che l’uomo non è un mezzo ma è il fine di una società democratica e progredita. Oggi le nostre società sono avvolte nelle reti della xenofobia e del razzismo, si sono dimostrate incapaci di cogliere il segno di quel progresso che avanza. Concordo pienamente con chi propone di istituire un ufficio europeo che si occupi dell’effettivo ricollocamento dei migranti a seconda delle specificità di ogni realtà territoriale. Occorrono politiche concrete di integrazione dei profughi, inserendoli nel mercato del lavoro, cioè garantendo loro la necessaria indipendenza economica. E’ indispensabile concedere ai bambini figli di genitori immigrati divenuti parte integrante e attiva del nuovo contesto economico-sociale il diritto di cittadinanza. Vanno inoltre attivati nei Paesi da cui i migranti fuggono, dei progetti di cooperazione internazionale, che attraverso un vasto piano di investimenti promuovano lo sviluppo di condizioni di vita accettabili, in ordinamenti politici stabili e a guida democratica. Sono pochi spunti ma che farebbero recuperare quel senso di umanità “vera” che l’Europa lentamente ma inesorabilmente sta perdendo.

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