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Festa 1° Maggio: necessarie nuove strategie sindacali. Ripartiamo dal modello Fnsi

 

Non vi è dubbio che negli ultimi 20 anni ci sia stato una specie di assalto alla diligenza nei confronti del sindacato. Quella che viene chiamata cultura liberista ha cercato di eliminare qualsiasi intermediazione, tentando di distruggere conquiste ottenute in oltre cento anni di storia. I governi che in Europa si ispirano a tali politiche non hanno fatto altro che ridurre i tavoli di concertazione, promuovendo leggi che hanno ridotto il potere contrattuale degli stessi lavoratori. Contratti sempre più precari con poche possibilità di scelta: la chiamano mobilità sul lavoro, secondo economisti che fanno da cassa di risonanza al modello liberista. Precarietà che dà la stura ad altri problemi: minori coperture assicurative e minore contribuzione pensionistica. Tutto questo crea non solo bilanci in rosso alle casse degli istituti previdenziali (poche entrate e maggiori uscite per l’aumento della vita media), ma soprattutto genera un fenomeno di scarsa mobilità sociale, principale fattore di crescita economica.

Tuttavia soffermiamoci su quello che è stato il ruolo del sindacato negli ultimi anni. Non vi è dubbio che l’ultima forte contrapposizione  si è avuta nel 2002 con i duecentomila raccolti al Circo Massimo dalla Cgil di Sergio Cofferati, contro le modifiche all’articolo 18 ed allo statuto dei lavoratori. Attenzione, si parlava di modifiche da parte dell’allora governo di centrodestra, non di abrogazione. Vi furono negli anni successivi vari tentativi di cambiare lo stesso articolo, tutti andati a vuoto per le consistenti barriere sindacali, in particolare alzate dalla Cgil. Bisognava dunque lavorare ai fianchi le organizzazioni, per ammorbidire posizioni troppo intransigenti ed incunearsi all’interno di piccole divergenze nella “triplice” per creare spaccature e divisioni.

Con la promessa di una riforma del lavoro, attraverso il ripensamento del modello organizzativo delle agenzie per l’impiego, maggiore garanzie nella mobilità e, soprattutto, nella sicurezza sui luoghi di lavoro, ecco arrivare la prima modifica allo “Statuto” con la legge Fornero (governo Monti). Ma il colpo di grazia si ha nel 2014: con la legge denominata Jobs Act: l’articolo 18 viene completamente abrogato. Non solo, ma a quattro anni dall’introduzione della legge non si sono viste né le tanto sbandierate riforme dei centri per l’impiego, né il rafforzamento degli ispettorati per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Quest’ultimo è l’aspetto più drammatico: nei primi mesi del 2018, siamo già a livelli elevatissimi di morti ed infortuni sul lavoro. Insomma negli ultimi anni, grazie anche ad errori, spaccature di cui abbiamo fatto cenno prima e scarsa presa a livello territoriale anche tra i lavoratori a tempo indeterminato di tutti i settori, i sindacati hanno avuto un forte calo non solo nelle iscrizioni, ma soprattutto, questo il dato più preoccupante, nel gradimento dell’opinione pubblica.

Allora da dove ripartire? I sindacati di tutti i settori ora hanno un compito arduo non più rimandabile. Sicuramente saranno da rivedere in alcune parti i loro statuti. Il grosso però dovrà passare da un ripensamento profondo nella selezione dei quadri dirigenti.  Mettendo come principali punti programmatici i cambiamenti in atto che investono oramai anche realtà periferiche. Il sindacalista che opera sui territori deve essere preparato a cogliere tutti i disagi che scaturiscono da lavori sempre più usuranti e con salari che hanno visto ridurre negli anni il potere d’acquisto.

Un’avanguardia che tende ad un simile modello è sicuramente la Federazione Nazionale della Stampa che negli ultimi anni non solo ha saputo trovare maggiore unità al suo interno, ma anche una proficua collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti.

I colleghi minacciati di morte per le loro inchieste sulle mafie, o ancora minacciati da politica e poteri forti con strumenti quali querele temerarie o ingenti richieste di risarcimento, hanno visto accendere, dal sindacato, una luce su di loro, per non farli sentire abbandonati. La questione contrattuale ed in particolare il tavolo aperto con la Fieg e quello concluso con la Rai, dove per la prima volta si mette l’accento sui precari che operano nell’azienda con contratti atipici, portano sempre più verso un modello inclusivo dove tutti possono essere rappresentati. Insomma l’auspicio è quello di una maggiore collaborazione tra tutte le organizzazioni dei vari settori. Partendo proprio dal 1°maggio.

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