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Il voto, la paura e il mestiere di spaventatore (che non ha a niente che fare col mestiere di giornalista)

 

Il buongiorno oggi ce lo da per primo il Corriere della Sera.  In prima pagina ci segnala con l’enfasi delle grandi occasioni che “la notte violenta di due clandestini scuote Milano”. Il principale quotidiano italiano si accorge che la campagna elettorale ancora non è finita e  ci aiuta ad orientarci nel voto, imminente nel Friuli-Venezia Giulia e forse a breve, anche nazionale. Sceglie, per farlo nel modo migliore, la parola “clandestino” che aveva già rilanciato sulle sue pagine on line da alcune ore. Dunque clandestino è la parola di oggi.

Segue a ruota Il Giornale: “banda di clandestini terrorizza Milano”. Libero invece, sceglie una sorprendente linea morbida: in prima pagina non c’è traccia di clandestini (ci sono invece quelli che sembrano consigli per comprare a poco prezzo armi su internet, considerato che Vittorio Feltri ci ricorda che: “vogliamo sparare a chi ci aggredisce”), e nelle pagine interne i fatti  di Milano sono raccontati con un moderato “nordafricani assassini” arrivati su un barcone.

Sarà forse perché il populismo e il terrorismo lessicale tanto cari a Libero, secondo alcuni, hanno favorito i 5 stelle e soprattutto la Lega nel voto del 4 marzo? Chi può dirlo. Noi ci limitiamo a registrare un altro titolo conforme allo slogan elettorale #piùpaurapertutti, che ci regala il Fatto quotidiano: “Gang dei clandestini, undici ore di follia: rapine e un omicidio”.

Segnaliamo che a corredo di ognuno di questi articoli leggiamo le parole: far west, panico, emergenza sicurezza, è la polemica politica che solleva su tutte la notizia e spiega che “Milano non può diventare la Scampia del nord” (sic).

La paura torna prepotente, condita del linguaggio più becero in ossequio di esigenze che con l’informazione hanno poco a che fare. Clandestino è una delle parole preferite di chi sceglie con determinazione di seminare panico e di inseguire gli slogan della politica piuttosto che fare informazione. È un mestiere diverso che non si cura di conservare dignità giornalistica snobbando la verità e che mira a offrire una percezione distorta della realtà, che si diverte a spuntare all’improvviso da dietro gli angoli per scuotere le nostre viscere e  spingerci a scegliere cosa votare.

Basterebbe un dato a dimostrare che la paura, nonostante la cronaca che si sceglie di mettere in prima pagina, non corrisponde alla realtà: – 8,17 % è il calo dei reati nella città metropolitana di Milano registrato dal Viminale tra marzo 2017 e marzo 2018 “una tendenza costante da qualche anno”. È un dato uscito appena due settimane fa, ma già sepolto dalla necessità di tenere vivo il panico da portare dentro la pancia e dentro le urne.

Ma noi che siamo cattivissimi e ci piace strafare contro la logica del buonismo che ci rimproverano, segnaliamo un altra data recente e un’altra notizia. Il 23 aprile succedeva che: “Un rapinatore di 46 anni e’ stato arrestato dalla polizia grazie all’intervento di un egiziano di 52 anni che lo ha disarmato all’uscita da un ufficio postale in viale Monte Nero, a Milano, dove aveva preso in ostaggio un cliente puntandogli un grosso coltello alla gola.” Così, per dire che la realtà non è mai così assoluta come (alcuni) ce la raccontano.

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