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Elezioni Politiche, cos’è successo?

 

Alle 23 di ieri sono stati chiusi i seggi e già dai primi exitpoll e dalla prima proiezione tutto si stava delineando. Per chi non avesse seguito, la proiezione confermata dagli scrutini finali vedono in testa il Movimento 5 Stelle che già ieri sera brindava al risultato, il Pd in calo perché non raggiunge in nessuna delle Camere il 20%, e infine il centrodestra che risulterebbe unica coalizione.

L’affluenza alle urne sarebbe stata buona contro il timore sull’astensionismo: il Veneto registra l’affluenza più alta, mentre il polo più basso lo registra la Sicilia, regione quest’ultima che può dirsi certamente soddisfatta per l’entrata alla Camera con il M5s della testimone di giustizia Piera Aiello che aveva sfidato la mafia.

Si conferma come da timori di questa notte l’assenza di maggioranza che dovrebbe essere ovviata da un’intesa Di Maio-Salvini o dall’intervento del Presidente Mattarella che sarà chiamato a decidere su chi potrà guidare il Paese. Nella notte il Wall Street Journal aveva espresso nelle prime proiezioni la sua diffidenza verso una politica instabile che difficilmente riuscirà ad essere governata, cosa che ha scosso i mercati: Piazza Affari apre debole con la discesa dell’euro e il differenziale tra Btp e Bund che sale a 140 punti.

Ha aperto in modo debole anche la mattinata di oggi con un silenzio ancora spettrale tra elettori felici ed elettori increduli.

Proprio nella mattinata odierna sono arrivati i risultati dall’estero e durante il giorno anche i commenti dai partiti omologhi, come Le Pen che dalla Francia fa i complimenti a Salvini.

Per la stampa estera hanno vinto euroscettici e populisti, cosa che per noi si traduce in partiti antisistema in particolare il M5s, con a capo un giovane Di Maio che già venerdì avrebbe scommesso tutto sulla vittoria e la Lega, fatta risorgere da Salvini fino al 17%.

Alle regionali nel Lazio Nicola Zingaretti al centrosinistra è sul podio, mentre in Lombardia tiene Attilio Fontana al centrodestra.

Troppi satelliti in partiti di spessore, come lo era il Partito Democratico, hanno fatto sì che i voti si perdessero nel disincanto e nella promessa di un mondo nuovo. Se Grasso, di LeU, ad esempio, avesse messo da parte i suoi rancori con Renzi, o se la Bonino non avesse voluto garantirsi una maggioranza che stando ai fatti avrebbe potuto raggiungere anche senza il benestare del Pd, restando radicale, forse avremmo avuto meno difficoltà a scegliere il meno peggio.

Gli altri partiti che non rientrano spesso nelle classifiche sono Potere al Popolo che sia per Camera sia per Senato supera di poco il punto percentuale e, tra gli altri, Casapound che neanche ci arriva restando fuori dal Parlamento. Fuori restano anche D’Alema nel Salento, Franceschini a Ferrara e Minniti a Pesaro sorpassato da Andrea Cecconi l’espulso grillino finito nei guai a causa del caso rimborsi. Anche Grasso (LeU) non si aspettava risultati così scadenti ma si dice “disponibile a continuare nel progetto iniziato”. In conferenza stampa Renzi, si dimette come aveva preannunciato qualora il suo partito avesse perso, dando però dapprima la colpa al “vento estremista” e poi alla campagna referendaria di un anno e mezzo fa che avrebbe allontanato gli elettori. Senza cedere alla cultura dell’odio Matteo Renzi è serafico: “Ripartiamo dal basso, con molta umiltà. Politica sul territorio, in mezzo alla gente, strada per strada, a recuperare quel rapporto con tutte le periferie del nostro territorio”. Nessuna fuga dunque, il Pd rimarrà all’opposizione.

 

E intanto sul web molti italiani delusi stanno preparando il loro imminente espatrio – al primo posto tra le nazioni scelte per la fuga spiccherebbe la Danimarca – a colpi di “paura per quel che verrà” e scontentezza.

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