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La terra, il sindacato, il partito

 

La decisione di mio padre di tornare in Sicilia affondava le sue ragioni nell’origine del suo impegno a fianco del popolo siciliano nella lotta per liberarsi dalla condizione di sottosviluppo e subalternità quando, giovane studente universitario, aveva deciso di aderire al PCI.

Così racconta nel suo libro “Comunisti e movimento contadino in Sicilia” quegli anni in cui matura il suo interesse per la giustizia sociale e combatte per i diritti dei più deboli e bisognosi contro lo sfruttamento dei ricchissimi proprietari terrieri: «Al partito mi ero iscritto nell’autunno del ’45, negli stessi giorni in cui mi ero iscritto all’università. La scelta fu certamente influenzata dal tipo di famiglia nella quale ero cresciuto. Provenivo da una borgata di Palermo che a quell’epoca sembrava un paese lontano; si pensi che nel piccolo villaggio dove io sono nato, fino all’età di otto anni, non avevamo la luce elettrica, si studiava a lume di candela o a petrolio, e l’acqua da bere dovevamo andare a prenderla quasi a un chilometro di distanza. I braccianti di quella borgata, la domenica mattina, quando si ripulivano e andavano in città dicevano: “Vaiu a Palermu”, come se andassero in una città lontana.
Avevo cominciato la mia attività politica nella borgata dove sono nato. Dopo aver costituito la sezione del partito e contribuito a crearne altre attorno, avevo scoperto che c’era bisogno dell’organizzazione sindacale dei braccianti e, quindi, mi ero rivolto alla Federterra»..
Quando si era iscritto alla facoltà di Ingegneria, mio padre non aveva ancora compiuto 18 anni. Era stato uno studente precoce e amava molto lo studio. Non so se immaginasse, quando varcò l’ingresso della sede della Federterra, che quel giorno avrebbe impresso una svolta alla sua vita.
Non sarebbe stato più soltanto un attivista, avrebbe cominciato ad assumersi impegni e responsabilità.
Non so se lo avesse previsto, certo era quello che voleva.
Diventò funzionario della Federterra, poi responsabile giovanile della CGIL e quindi responsabile della commissione giovanile regionale del PCI, in quel periodo non esisteva un’organizzazione giovanile di partito. Successivamente, Pancrazio De Pasquale, segretario della federazione comunista di Palermo, col quale strinse un rapporto umano e politico molto profondo e duraturo, gli chiese di lavorare con lui in una segreteria formata da cinque giovani che, messi insieme, superavano di poco il secolo di vita.
Nella seconda metà degli anni ‘40, i comunisti erano impegnati per l’effettiva applicazione dei decreti Gullo, provvedimenti legislativi emanati dall’allora ministro dell’Agricoltura del governo Badoglio, che garantivano ai contadini maggiori diritti e più terre da coltivare. Lo svuotamento delle norme, operate dal successivo ministro, e l’opposizione dei proprietari terrieri alla loro applicazione scatenarono, soprattutto nel Mezzogiorno, la richiesta di una effettiva riforma agraria e un’ondata di proteste popolari, che ebbero la loro concretizzazione nelle occupazioni delle terre incolte da parte dei braccianti agricoli esasperati, che dovettero fare i conti con la reazione, altrettanto esasperata, da parte del governo e con quella, dura e intransigente, dei proprietari terrieri, che non esitarono a fare ricorso al braccio armato della mafia. Tra il marzo e l’aprile del 1948, alla vigilia delle elezioni politiche, erano stati uccisi vari segretari di Camere del Lavoro del palermitano, Placido Rizzotto a Corleone, Calogero Cangelosi a Camporeale, Epifanio Leonardo Li Puma a Petralia.
Pio La Torre, nel luglio del 1949, è membro del Consiglio Federale del PCI, che dà l’inizio ufficiale all’occupazione delle terre, lanciando lo slogan: “la terra a tutti”.
La protesta prevedeva il censimento delle terre giudicate incolte o mal coltivate e l’assegnazione, in parti uguali, a tutti i braccianti che ne avessero bisogno. Parallelamente partì anche la campagna per la raccolta del grano, che sarebbe servito per seminare le terre occupate. Il 23 ottobre 1949 fu organizzato il primo Festival provinciale dell’Unità a Palermo, al Giardino Inglese, per sensibilizzare l’opinione pubblica.
Il clima di festa fu però presto interrotto dalle notizie, che giunsero pochi giorni dopo, il 29 ottobre, dalla Calabria, da Melissa per la precisione, dove le proteste dei contadini erano sfociate in tragedia con l’uccisione da parte delle forze dell’ordine di tre persone, tra cui un bambino e una donna, e il ferimento di altre quindici, oltre a numerosi arresti. Quella strage convinse i dirigenti del PCI palermitano ad anticipare la data dell’occupazione delle terre, fissandola al 13 novembre successivo.

(3 – continua)

Da mafie

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