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Io giornalista, vittima di una pesante discriminazione sul lavoro

 

“Non voglio avere a che fare con giornalisti scorretti” così il Procuratore della Repubblica di Massa Carrara mi ha allontanata da una conferenza stampa della Procura.
Mi chiamo Vinicia Tesconi e da tre anni sono una collaboratrice de La Gazzetta di Massa Carrara, quotidiano online. Da un anno sono  iscritta all’Ordine dei giornalisti della Toscana. Sono stata vittima di una pesante discriminazione nello svolgimento del mio lavoro. Il fatto è avvenuto mercoledì 10 gennaio, nell’ufficio del Procuratore della Repubblica di Massa Carrara, dottor Aldo Giubilaro. Il Procuratore ha indetto una conferenza stampa per  la vicenda del giudice Bufo nel pomeriggio del 9 gennaio e la segreteria della Procura ha provveduto ad inviare le mail di invito a tutti i rappresentanti delle testate locali e nazionali, perché il caso si è sviluppato in altre due città oltre che a Massa, ed ha avuto un’eco molto vasta. Io non ho ricevuto l’invito alla conferenza stampa ma la cosa non mi ha stupito perché, da quando lavoro per La Gazzetta, non ho mai ricevuto una convocazione per conferenze stampa in Procura, nonostante io abbia più volte fatto presente la cosa alla segretaria e al Procuratore ed abbia provveduto a lasciare tutti i contatti miei e della redazione del mio giornale. Ho saputo della conferenza stampa casualmente da una collega e come tutte le altre volte mi sono presentata in Procura per assistere all’incontro con la stampa.

Un addetto alla segreteria del Procuratore ha chiamato il gruppo dei giornalisti che erano in sala d’attesa e ci ha detto di entrare. Eravamo circa una quindicina di persone: assai più del solito, perché erano presenti anche colleghi di testate non locali. Il Procuratore si è presentato sulla porta per salutare i giornalisti e ha cominciato a stringere la mano ad ognuno. Io ero più o meno a metà della fila e quando è stato il mio turno ho teso la mano verso il Procuratore, che però ha rifiutato la stretta di mano e mi ha detto: “Preferirei che lei non partecipasse a questa conferenza stampa.”. La mia reazione è stata di totale stupore, tanto che ho risposto: “ Ma sta scherzando?” e poi più volte “ Perché?”. Il procuratore ha continuato a ripetere la stessa frase e solo al mio ennesimo “Mi dica il perché” ha risposto testualmente: “Perché non voglio avere nulla a che fare con i giornalisti scorretti.”. A quel punto ha proseguito a salutare i colleghi che erano dopo di me e, poiché avanzava sulla porta, sono stata  costretta ad indietreggiare fino ad uscire dal suo ufficio. Nessuno dei miei colleghi presenti ha aperto bocca. Sono tutti entrati nell’ufficio del procuratore che ha chiuso la porta lasciandomi fuori. Purtroppo lo stato di shock e la mortificazione che ho provato in quel  momento non mi hanno lasciato la forza e la lucidità di far valere quelli che, comunque, sapevo essere i miei diritti – cioè restare lì ed entrare ugualmente alla conferenza stampa –  e, per riprendermi, sono dovuta uscire dalla Procura. Raccolte le idee, mi sono ripresentata dopo che la conferenza stampa era finita, accompagnata da Aldo Grandi, il direttore del mio giornale, che nel frattempo mi aveva raggiunta. Abbiamo chiesto di essere ricevuti dal Procuratore e ad intercedere affinché fossimo ascoltati è andato  il tenente colonnello Marchi, comandante dei carabinieri di Massa, che aveva preso parte alla conferenza stampa. Il Procuratore gli ha risposto che non voleva riceverci e che, se volevamo parlare con lui, avremmo dovuto prendere un appuntamento.

Sono assolutamente certa di non aver mai commesso alcun genere di scorrettezza nello svolgimento del mio mestiere. Non ho mai scritto nulla sul Procuratore, meno che mai, nulla di offensivo. Non ho la più pallida idea di quali siano le scorrettezze che il Procuratore Giubilaro mi attribuisce. La sola motivazione che riesco a darmi del suo comportamento è la serie di articoli che io ho dedicato all’inchiesta svolta dalla Procura di Massa contro trentaquattro carabinieri della Lunigiana. Ho esaminato l’avviso di conclusione delle indagini a carico dei carabinieri e ho riscontrato molte incongruenze e su queste e sulle testimonianze dei famigliari dei carabinieri indagati ho scritto diversi articoli che sicuramente non si allineavano alle posizioni della Procura, ma che non diffamavano nessuno. Se il Procuratore riteneva che io avessi commesso delle irregolarità aveva tutti i mezzi per perseguirmi legalmente. Se si è trattato solo di un’antipatia per certi miei articoli, poteva farmelo presente, ma in privato,  e non certo offendendomi davanti a tutti,  come se fossi una scolaretta indisciplinata.

In ogni caso, anche qualora io fossi stata colpevole di qualcosa – e non lo sono né lui  può dimostrare il contrario – mai, ripeto mai, avrebbe dovuto impedirmi di partecipare ad una conferenza stampa, perché neanche un procuratore può scegliere a quali testate  dare le notizie pubblicamente e perché tutti i giornalisti hanno diritto di accedere alle informazioni pubbliche. Con il suo comportamento il dottor Giubilaro ha di fatto impedito  che io svolgessi il mio lavoro, danneggiando me e il mio giornale, che ovviamente non ha potuto riportare la notizia, ed ha anche pregiudicato il mio lavoro futuro perché ha creato i presupposti chiarissimi per impedirmi di tornare a presentarmi in Procura per le prossime conferenze stampa. Il giornale per cui scrivo, la città, la provincia in cui vivo, sono “piccoli” rispetto alle dinamiche che quotidianamente arrivano alle cronache nazionali. Pur tuttavia, la discriminazione e il sopruso che ho subito restano grandi perché sono l’espressione di una grave   mancanza di rispetto  umano e di una violazione del diritto di informazione che sconcertano perché provengono  da chi ha un ruolo preposto a tutelare che quei diritti non  vengano mai calpestati.

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