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Dal caos dell’Europa al Medio Oriente: “Ponti, non muri”

 

I maggiori cambiamenti della Storia sono avvenuti tramite imposizione. Un esempio dal passato recente fu quando nell’800 la borghesia, previa rivoluzione, riuscì ad imporre il rispetto di una Costituzione ai monarchi. E’ dunque plausibile che se ancora oggi viviamo in una pseudo-democrazia è perché all’inizio di tutto le decisioni non avvennero per libera scelta. Non è strano assistere oggi al rifiuto verso l’Unione Europea, il che avviene non per aver perso la fiducia in tale istituzione, ma perché inizialmente, per quanto i capi di governo risultarono persuasivi, non c’era un crescente numero di persone che riteneva necessaria questa metamorfosi. Nel 1946 il 2 giugno gli italiani vennero chiamati alle urne per scegliere in referendum la monarchia o la repubblica. Dagli archivi storici si legge che solo il 54,27% dei votanti (che erano in totale 89.08% e non 100), in cui per la prima volta erano incluse anche le donne, scelse la Repubblica che vinse infatti per maggioranza. Questo significò che una grande fetta di popolazione votante non ebbe alcun problema a votare nuovamente la monarchia. Vi era allora la preferenza che lo Stato, rappresentato non più dal re ma ancora dal dittatore, avesse pieni poteri oppressivi e non ché considerasse il cittadino quale essere umano nell’ampiezza dei suoi diritti inviolabili. Forse pensare alla libertà comporta un grande sforzo mentale. La Costituzione italiana, giunta oggi al suo Settantesimo anno d’età, bruciando le tappe della convivialità reciproca, propose nel 1948 un modello politico e intellettuale futuristico,  tanto è vero che molti di quei precetti oggi vengono attuati in modo pregiudizievole perché falsati da una realtà che non ne riconosce il pieno valore. Se lottiamo ancora per il rispetto dei diritti umani, chissà quale forza propositiva avevano avuto a quei tempi coloro i quali pensarono all’integrazione come forma di arricchimento e conservazione della propria identità culturale.

Notando le molteplici differenze ideologiche ci si potrebbe chiedere come la comunanza europea oggi, non facendo rima con convenienza sovrana, possa debellare quel “dazio umano” che si è creato, ovvero una sorta di capitale improprio indice di disuguaglianza che viene pagato caro ogni giorno: basta una vittima naufragata in acque internazionali per riaccendere la polemica sull’immigrazione, per far legare nuovi fili spinati. Già solo i primi articoli della nostra Costituzione rievocano il passato nella volontà che non si ripeta, in modo che non vi sia istigazione all’odio e che questa non permetta di inibire la libera scelta di agire, eppure oggi ritroviamo gruppi di persone che sacrificherebbero la comune e plurale Unione Europea a modelli di separatismo federale e conservativo.


Il problema europeo che rimbalza in Medio Oriente

Se l’Europa permette di creare ed esportare le barriere nel comune senso civico, non possiamo sorprenderci che anche i diritti coadiuvati diventino di circostanza. Mancando l’assenso politico e la fiducia dei cittadini, in Siria come in Libia le barriere aumentano le differenze etniche e religiose facendo leva su un minor apparato di diritti civili senza i quali sarà sempre meno possibile intavolare un dibattito sulla libera scelta individuale e collettiva. In assenza dei diritti civili, ecco che il terrorista in auge assurge la paura come unico segno identitario. I nuovi crociati, con la scusa di divulgare il Corano sotto l’egida di una guerra santa in questo senso mai voluta da Allah, sovvertono la realtà per un fine ultimo che non ha nulla a che vedere con la co-esistenza né con la verità: creare il Caos, dall’arabo fitna. E questo, nello stesso ventennio in cui il mito dell’Europa sembra stia fallendo sotto uno dei suoi più alti valori, quello della convivenza pacifica messo a rischio dalle frontiere che ci avevano mortificato.

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