Siria, a Ginevra inizano i colloqui di pace ma Assad bombarda il suo popolo nonostante il cessate il fuoco

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Dovevano essere i colloqui della svolta nel conflitto siriano e invece, ancora una volta, il governo di Bashar al Assad è venuto meno all’impegno del cessate il fuoco annunciato pochi giorni prima. Il negoziato per la pace in Siria di Ginevra parte così in salita.
L’esercito di Damasco, alla vigilia del tavolo promosso dall’inviato delle Nazioni Unite nel Paese Staffan De Mistura, ha effettuato raid aerei causando almeno 18 morti nel Ghouta orientale, regione non lontana dalla capitale controllata dalle milizie ribelli.
A darne notizia le organizzazioni siriane per la difesa dei diritti umani, evidenziando che l’area colpita è una delle zone di “de-escalation” delle violenze scaturite dall’accordo mediato da Russia, Turchia ed Iran.
Dopo una sospensione nelle ultime due settimane i bombardamenti del regime di Damasco sono ripresi e intensificati provocando la morte di oltre un centinaio di civili, la maggior parte donne e bambini.
Vittime inermi, come Sahar, che aveva un mese, Yassin nato da soli quindici giorni, o Ahmed che non ha mai visto la luce morendo nel grembo della madre che non mangiava da 5 giorni.
A ucciderli, nel loro caso, non sono state le bombe ma le conseguenze della crisi umanitaria in Siria, fame, freddo e carenze sanitarie a cui è sottoposta la maggior parte della popolazione dei villaggi e delle città sotto assedio, di cui ci raccontano le storie i volontari di Msf e Unicef ma non i media, che hanno spento i riflettori sul conflitto.
Sahar, Yassin, Ahmed come Aylan, Omran e i tanti bambini – simbolo di una guerra che ha cancellato il futuro di un’intera generazione.
Ed è soprattutto per loro che avevamo riposto fiducia e speranze nei colloqui di pace iniziati oggi.
Ma il clima dell’avvio del tavolo di mediazione, condizionato anche dall’arrivo con 24 ore di ritardo della delegazione della Siria guidata da Bashar Jaafari, è già appesantito dai nuovi attacchi e dall’atteggiamento di Damasco che l’opposizione, giunta puntuale all’appuntamento di Ginevra, ha già definito ‘non costruttivo’.
L’assenza dall’inizio del governo è stata considerato un approccio inopportuno anche dal presidente americano, Donald Trump, e quello francese, Emmanuel Macron, i quali hanno ribadito che le uniche discussioni di pace legittime per risolvere la guerra in Siria siano quelle sostenute dalle Nazioni Unite.
Anche l’Italia ha assunto una posizione chiara sui negoziati con l’ambasciatore all’Onu, Sebastiano Cardi, che insieme al segretario generale, Antonio Guterres hanno chiesto ieri con forza a Bashar al Assad di far partecipare il suo governo al tavolo di Ginevra. Il nostro paese questo mese guida la presidenza di turno del Consiglio di sicurezza.
La speranza che il processo di pacificazione possa proseguire sulla strada del compimento della risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per una soluzione politica, è dunque aggrappata con un filo alla mediazione portata avanti con determinazione da De Mistura.
Come la consapevolezza che si possa procedere in tal senso solo se l’opposizione, finora frammentata, sarà in grado di mantenere una posizione e una delegazione unificate ai colloqui.
Gli oppositori, in tal senso, avevano garantito all’inviato Onu, lo scorso 22 novembre al congresso che ha riunito tutte le parti anti Assad coinvolte nel conflitto organizzato dall’Arabia Saudita, un atteggiamento responsabile e positivo.
Ma il nuovo corso annunciato dalle forze ribelli potrà portare a un cambiamento solo se l’impostazione delle parti, quelle rivoluzionarie, civili e politiche, sarà condivisa anche dalle Syrian Democratic Force, un’alleanza multietnica e multireligiosa per lo più composta da curdi che controllano la regione del Rojava e hanno contribuito alla liberazione dall’isis di Raqqa.
Grazie all’iniziativa saudita, che ha fatto seguito al vertice trilaterale sulla Siria di Sochi, in Russia, a cui hanno preso parte i presidenti russo Vladimir Putin, l’iraniano Hassan Rohani e il turco Recep Tayyip Erdogan, è arrivato il nulla osta da quest’ultimo, finora contrario a ogni confronto con SDF, al negoziato allargato.
L’aspettativa maggiore di addetti ai lavori e organizzazioni per i diritti umani, nonostante le premesse poco favorevoli, resta quella di una proposta concreta sul tavolo negoziale affinché si giunga a una soluzione politica credibile, che vada oltre le parole e gli annunci e porti dopo sei anni e mezzo di guerra alla fine della sofferenza di questo popolo siriano.


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