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A reato uguale, spazio giornalistico uguale. Ma non è così

 

Il feroce pestaggio che sabato notte ha lasciato un uomo morto davanti a una discoteca di Roma non ottiene nemmeno le prime pagine dei maggiori quotidiani nazionali. Neanche un centesimo dello spazio che ha avuto l’orribile stupro di Rimini, e la conseguente sacrosanta caccia all’uomo. C’entrerà qualcosa il fatto che stavolta è tutto ‘made in Italy’? Siciliana la vittima, romani i cinque buttafuori che lo avrebbero massacrato. Nessun commento indignato. Se non serve a montare una campagna politica contro la legge sulla cittadinanza, anche la violenza più sfrenata non merita attenzione. Provate ad immaginare solo per un attimo cosa starebbe accadendo adesso se gli assassini di Roma fossero stati stranieri….

Per questo anni fa la Fnsi e l’Ordine – d’intesa con l’Unhcr (l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati) – vollero la ‘Carta di Roma’, cioè il protocollo deontologico per un’informazione corretta in materia di migranti, richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tratta. Non per dolciastro ‘buonismo’, come continua a ripetere polemicamente chi quel testo non l’ha nemmeno letto. Non avevamo certo l’obiettivo di ‘addomesticare’ il racconto giornalistico dei reati commessi da migranti. Chiedevamo un’altra cosa: a reato uguale, spazio giornalistico uguale, indipendentemente dalla nazionalità o dal colore della pelle di chi commette il reato e di chi ne è vittima. Perché, se non si àncora saldamente a questo criterio, l’informazione finisce per andare a rimorchio della speculazione politica più rumorosa e diventa, anche involontariamente, cassa di risonanza di manovre altrui, che col giornalismo non hanno niente a che spartire.
*ex Presidente Fnsi

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