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La pace è un reciproco atto di volontà

 

Oggi vorrei puntare i riflettori sui contenuti di una legge dell’Autorità Palestinese della quale raramente si parla. In definitiva sconosciuta ai più, in particolare oltre i confini del mio paese, Israele, dal quale le scrivo. Una legge del 2004 ed ampliata nel 2013, grazie alla quale l’Autorità Palestinese stipendia regolarmente i terroristi palestinesi imprigionati nelle carceri israeliane, per reati terroristici e loro rispettive famiglie, sia durante il periodo di detenzione e una volta usciti di prigione. Un sussidio alle famiglie, molte delle quali appartenenti ad individui fautori di attacchi suicidi o vili carnefici assassinando cittadini israeliani, uomini, donne e bambini, ignari nelle nelle strade, negozi, ristoranti o sinagoghe di città quali Tel Aviv, Gerusalemme, Haifa, Beer Sheva e altre sparse nel paese.

A questi terroristi sono assicurati, per legge, anche posti di lavoro, e vari privilegi come l’assicurazione sanitaria gratuita per loro stessi e le famiglie e la stessa cosa anche per quanto riguarda l’educazione gratuita, dall’asilo fino all’università. In più vengono promossi con titoli civili e militari sempre più alti, in proporzione al numero di anni trascorsi in carcere, per reati terroristici.

In altre parole, chi ha commesso atti terroristici, tanto più gravi è destinato essere premiato dall’Autorità Palestinese con lo stipendio più alto, e ricevere un posto di lavoro più privilegiato nell’apparato governativo dell’Autorità medesima. Stipendi e sussidi economici, elargiti anche a terroristi e famigliari dalle organizzazioni di Hamas Jihad Islamica, a cittadini arabi israeliani, coinvolti in atti di terrorismo in Israele.

L’assurdo è che, oggi Autorità palestinese premia di fatto, un terrorista, o i parenti di un terrorista, rispetto ai numerosi cittadini onesti e pacifici, che intendono vivere in pace, insieme agli altri, simili e di etnie o religioni diverse.

Lo stipendio mensile di chi ha scontato fino a tre anni di carcere, è di una somma equivalente a circa 450 Euro mensili, più vari privilegi, considerando infine la concessione di una sorta di premio monetario a fine pena equivalente a circa 1.350 Euro. Chi invece dovrà scontare 30 anni in carcere riceve circa 3000 Euro al mese, piu privileggi e in più un regalo finanziario all’uscita dal carcere, di circa 13.500 Euro.*

Ieri sono state rese note, dal brigadiere generale in riserva, Yossi Kuperwasser (alto dirigente di JCPA – Jerusalem Center for Public Affairs) davanti alla Commissione di Sicurezza e Affari Esteri della Knesset- il parlamento israeliano – le somme spese dall’Autorità Palestinese nel solo anno 2016 per stipendiare i terroristi e loro famiglie. Oltre 300 milioni di dollari, circa 270 milioni di Euro, che costituiscono il 7% del budget annuale dell’Autorità Palestinese, e circa il 20% delle somme che l’Europa trasferisce all’Autorità Palestinese per scopi umanitari di prima necessità. Una parte delle risorse economiche per finanziare i terroristi e loro famiglie, deriva pure dalle tasse che Israele colleziona annualmente, destinati all’Autorità palestinese.

Nel corso degli anni l’Europa ha cercato in genere di chiudere un occhio davanti al fenomeno. Ma ultimamente si avvertono i primi segni di un cambiamento. Ad esempio, la Germania e la Norvegia hanno espresso la preoccupazione dal fatto che soldi da loro concessi all’Autorità palestinese possono finanziare il terrorismo. E il presidente americano Donald Trump nel suo incontro con il presidente dell’Autorità palestinese Machmud Abbas, ha formalmente domandato di cessare i finanziamenti vari ai terroristi.

In altre parole, un forte incentivo che incoraggia diversi individui ad entrare nelle file dei terroristi, attratti dalla rete di sicurezza finanziaria e dagli onori ad essa legati, in una complessa realtà geopolitica tra Israele e l’Autorità palestinese abbinata ad una diffusa corruzione, in un costante incitamento all’odio, in concomitanza all’alto tasso di disoccupazione e povertà, nell’Autorità palestinese.

Ultimamente si discute nella Knesset di iniziative concrete per fermare il fenomeno, come ad esempio la proposta del parlamentare Elazar Stern del partito Yesh Atid, di eliminare la parte relativa delle somme che Israele annualmente trasferisce all’Autorità, che vengono poi destinate ai finanziamenti dei terroristi. Una proposta che gode di ampio sostegno nella Knesset.

(*) I dati finanziari sono stati pubblicati dalla JCPA – Jerusalem Center for Public Affairs www.jcpa.org.il

La pace è un reciproco atto di volontà.

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