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Mediaset Roma. Minacce di licenziamenti travestiti da imminenti trasferimenti

 

Minacce di licenziamenti  travestiti da imminenti trasferimenti. Questo è quanto Mediaset ha deciso di riservare ai suoi dipendenti di Roma. Di qui la decisione di scioperare. L’astensione dal lavoro del 26 maggio scorso ha avuto la solidarietà e l’appoggio di tanti, a cominciare dalla federazione nazionale della stampa. E soprattutto di molti telespettatori, bontà loro, affezionati alle nostre testate.

Naturalmente è stata grande la gioia di tutti noi dipendenti,  credenti e non, nel sentire anche le parole di Papa Francesco, indirizzate alla salvaguardia dei posti di lavoro a Mediaset e arrivate all’indomani di quelle, potenti, pronunciate in occasione della visita ai lavoratori dell’Ilva di Genova.

Parole che però hanno provocato la reazione del quotidiano “Libero”, che gli ha dedicato un articolo di fondo dal titolo: “il papa vuol comandare anche a Mediaset”. “Magari!” E’ stata la reazione dei colleghi alla lettura del titolo di un articolo che sa molto di nota aziendale e strumentalizza ancora una volta le parole del santo padre.  Come ha scritto padre lombardi in altre occasioni,  il papa non parla mai a caso.   Non si tratta, come scritto, solo di “una categoria di un gruppo di giornalisti. E la prospettiva non è solo quella di un trasferimento, come si vuol far credere, ma di licenziamenti mascherati.  Con buona pace di quanto scrive Libero, Mediaset non ha mai licenziato, ma ha già esternalizzato gruppi di persone appartenenti a settori diversi, dai dipendenti delle sedi regionali, a quelli dell’amministrazione,  ai truccatori e parrucchieri.  Nella prima fase del piano i 50 giornalisti del tg5 andrebbero, come detto, a Milano,  insieme ad un centinaio di lavoratori delle altre categorie.  Naturalmente questo sarebbe solo l’inizio di un processo che non finirebbe con il trasloco totale di tutti, ma  con la prospettiva reale di una progressiva esternalizzazione dei servizi forniti dalle varie categorie lavorative, appunto come già avvenuto negli ultimi anni. Di qui il timore espresso da  molti che si tratti di licenziamenti mascherati.  Di fatto, a Roma ci sono circa cinquecento lavoratori, tra operai,  tecnici, produttori e giornalisti.   Dopo un primo incontro con i cdr, da mesi cerchiamo un contatto con l’azienda che però resta muta. Un mutismo dettato forse dall’incertezza sul da farsi. O meglio, una parte dei manager di Cologno le idee ce le ha chiarissime. Tutti a Milano e in tempi strettissimi.  Lettera a luglio, trasferimenti già da settembre.  Un’altra parte dell’azienda non  sarebbe  affatto d’accordo e non lo riterrebbe nemmeno economicamente conveniente.  Ci chiediamo cosa c’entrino i 300 milioni di “rosso” di Mediaset con i risultati sempre ottimi in termini di audience e di entrate pubblicitarie del Tg5.  Perché smontare una macchina che funziona benissimo e rende il massimo con il minimo dei costi?  Tutti e cinquecento i lavoratori di Mediaset di Roma aspettano ancora una risposta a questa domanda.

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