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Giornalisti minacciati in Campania. “Più saremo più sarà difficile mettere loro un bavaglio”

 

Uno slogan semplice e chiaro: “Liberi di informare”, contro le minacce e le aggressioni che provano a imbavagliare giornalisti che raccontano il quotidiano di territori periferici difficili; per una iniziativa che ha reso visibile un pezzo di scorta mediatica attivata in difesa dei cronisti minacciati e aggrediti in Campania, nelle terre dei fuochi e di gomorra. Ad Aversa, nella piazza in cui è avvenuto l’ultimo pestaggio, il Sindacato unitario dei giornalisti della Campania e la Fnsi, con l’Ordine dei giornalisti regionale e Articolo 21 sezione Campania, l’hanno organizzato un sit-in in occasione della giornata mondiale per la libertà di stampa. In piazza Principe Amedeo, il 25 aprile scorso, in pieno giorno, sono stati picchiati e insultati i fratelli Lidia e Christian De Angelis e il loro padre, Renato. Giornalisti che ad Aversa lavorano abitualmente e da tempo. Non è chiaro quale articolo abbia scatenato la violenza di quindici persone che li hanno accerchiati e malmenati, altrettanto vale per la minaccia di un uomo che avrebbe voluto rincarare la dose di pugni e calci a bastonate. Ciò che emerge con chiarezza, invece, è che sono divenuti un bersaglio perché giornalisti, e hanno scritto “troppo”. Nella stessa piazza Principe Amedeo, nei mesi scorsi, è stato minacciato un altro giornalista che aveva scritto del racket dei parcheggiatori abusivi attivi nella zona, Stefano Montone, il quale ha anche ricevuto una querela temeraria per aver documentato un “inchino” a un personaggio ritenuto vicino a un clan.

Nella provincia di Caserta e in quella di Napoli si contano circa 20 cronisti attenzionati dalle forze dell’ordine, con differenti misure. E diventa sempre più preoccupante l’atteggiamento aggressivo e intimidatorio riservato non solo dalla criminalità ma anche da chi ha un atteggiamento camorristico nei confronti di chi prova a raccontare le terre di Gomorra, i problemi e le anomalie amministrative dei territori di periferia. Luoghi dove il cronista di strada, di quartiere, diventa facile bersaglio mobile o pungiball.

“Abbiamo scelto Aversa per la giornata mondiale della libertà di stampa perché è il luogo dove sono stati aggrediti due giornalisti, perché la provincia di Caserta conta ben quattro giornalisti sotto scorta, e perché è una delle tante “periferie”, dove fare il giornalista è più difficile che altrove. Qui registriamo una vera e propria emergenza. Il messaggio che vogliamo dare – ha detto Claudio Silvestri, segretario del Sindacato regionale Sugc –  è questo: mai più soli. Attorno ad ogni cronista minacciato ci sarà una scorta mediatica pronta a raccontare quello che lui ha raccontato”. La scorta mediatica, promossa dal presidente della Fnsi Giuseppe Giulietti, continua a prendere corpo. “La situazione in Italia rispetto alla libertà di stampa nella classifica internazionale è migliorata. Nonostante questo dato, la situazione in Campania non è migliorata – ha sottolineato Ottavio Lucarelli, presidente dell’ordine dei giornalisti della Campania- questa è una scorta mediatica che non molla, da un lato con queste iniziative e dall’altro continuando a segnalare ciò che avviene alle istituzioni”. Oltre alla scorta mediatica, “attiviamo anche la scorta studentesca – ha esortato Desirèe Klain, responsabile di Articolo 21 sezione Campania – e facciamo in modo che si accenda una luce sui giornalisti minacciati. Facciamolo seguendoli attraverso i social. Più saremo più sarà difficile mettergli un bavaglio”.

All’iniziativa hanno partecipato anche cittadini oltre a diversi giornalisti minacciati, come Stefano Andreone, di Cardito, picchiato per aver pubblicato un servizio sulle mazzette percepite da alcuni operatori del cimitero del paese in provincia di Napoli; Marilena Natale, sotto scorta per le minacce intercettate di un boss dei Casalesi, Valeria Cozzolino, di Scafati, minacciata dal clan Ridosso Loreto per fatti riguardanti la campagna elettorale del 2013; Francesca Ghidini, autrice di numerosi servizi sulla “terra dei fuochi e dei veleni”. Le varie testimonianze, hanno ribadito a più riprese che l’informazione è un bene comune, da tutelare, partendo da chi fa informazione. Perché non c’è nulla di normale in un’aggressione o una minaccia a un giornalista, troppo spesso precario e senza alcuna tutela. Ed “è necessario indignarsi se c’è chi vuole ostacolare e fermare chi prova a illuminare zone d’ombra di interesse pubblico. Perché l’informazione ci aiuta a capire e conoscere quello che ci vogliono nascondere…”.ha detto avvicinandosi agli organizzatori una signora di Aversa, Tina. “Io non sono una giornalista, ma ci tenevo a essere qui, per esprimere la mia solidarietà …”.

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