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Chi governa in questo modo insensato la programmazione della Rai?

 

Ieri, 25 novembre, giornata mondiale per la eliminazione della violenza alle donne. Anche in Italia tante occasioni per sottolinearne l’importanza. La Rai però ha messo in onda martedì sera, e non stasera, un suo prodotto di qualità, un racconto, un film vero dedicato al caso dolorosissimo dell’avvocata pesarese Lucia Annibali fatta sfregiare con l’acido dal suo ex compagno. Film diretto da un regista esperto e capace come Luciano Manuzzi, ben ambientato nella provincia marchigiana, recitato con intensità da Cristiana Capotondi, da Alessandro Averone, da Gioele Dix e da altri. Non una “pizza” didattica. Un film animato, credibile, crudo che colpisce, coinvolge, educa. Da vero servizio pubblico. Ebbene: è stato messo in palinsesto la sera nella quale, su Canale 5, la Juventus giocava (in chiaro) la sua partita di Champions. Cosa che ha palesemente ridotto la fascia di pubblico a “Io ci sono”. Che tuttavia ha preso il 16-17 per cento. Per schizzare però, quando la partita di calcio è finita, al 25 per cento di share tenendoselo fino alla fine.

Non ci sono parole. Ma chi governa in questo modo insensato la programmazione della Rai? Certo, la dicono già lunga i flop di “Politics” rispetto al censurato “Ballarò” e di “Amore criminale” condotto da Asia Argento rispetto all’edizione condotta da Barbara de’ Rossi. Qui si trattava però della cosiddetta rete “ammiraglia” e di un tema di attualità quanto mai scottante di cui son pieni giornali e telegiornali. Da non crederci.

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