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Banche. Megale (Fisac Cgil). Otto anni di follie del credito

 

 I sistemi italiano ed europeo scricchiolano. A Renzi chiesto un confronto per costruire una prospettiva solida per il settore

Banche ogni giorno alla ribalta. Si accompagnano alla campagna referendaria e, in particolare, alla manovra economica cui ovviamente gli istituti di credito non sono estranei. Banche da salvare, annunci di massicce riduzioni del personale, banche, come il Monte dei Paschi, sul cui assetto il governo mette le mani, proteste dei correntisti che si vedono aumentare i costi, il colosso tedesco, Deutsche Bank, che ogni giorno lascia il mercato con il fiato sospeso.  Un panorama a dir poco sconcertante. Sintetizza Agostino Megale, segretario generale della Fisac Cgil, intervistato da Italia Parla su  Radio Articolo 1: “Il sistema creditizio italiano ed europeo scricchiolano. La crisi di Deutsche Bank rischia di creare un effetto domino sulle altre banche europee, mentre, nel nostro paese, la questione del Monte dei Paschi di Siena e delle altre banche fallite preoccupa fortemente il governo. Lo dimostrano le scelte fatte sulla riforma delle popolari e l’istituzione dei fondi Atlante 1 e Atlante 2. Eppure si tratta di decisioni tardive e frammentarie. Negli Stati Uniti, invece, dopo la crisi del 2008, si è rilanciato il sistema anche grazie un’iniezione di oltre 800 miliardi di dollari di intervento pubblico. In Italia e in Europa, invece, la questione bancaria è stata a lungo sottovalutata”.

Europa. Interventi dispersivi e discontinui. In Italia sottovalutazione del rischio

“Per quanto riguarda l’Europa – afferma Megale – gli interventi sono stati dispersivi e discontinui”. Porta alcuni esempi: la Germania è intervenuta con 224 miliardi, la Spagna ha istituito la Bad Bank nel 2011, con 53 miliardi di cui 7 di contributo italiano. “L’Europa – dice – presenta un forte ritardo. E’ un’inadeguatezza dovuta anche a una politica di austerità che non è stata capace di mettere insieme la riforma del credito e il rilancio della crescita”. Venendo a parlare della situazione italiana sottolinea che c’è stata “una sottovalutazione del rischio. Per cui, ancora nel 2011, il governo Monti non creò la Bad Bank, e l’Abi affermò che il sistema bancario italiano era sano. Quindi, il governo sta mettendo in campo ora una serie di interventi, ma di toppa in toppa non si fa una riforma. Servirebbe costruire una prospettiva solida per l’intero credito italiano. E questo – prosegue – significa mettere subito in sicurezza le 4 banche fallite, Etruria, Marche, Chieti e Ferrara, fare in modo che l’operazione Montepaschi vada in porto dando sicurezza al sistema, e affrontare la questione delle due banche venete”.

Essenziale risolvere la questione Monte dei Paschi. Rischi per tutto il settore

Megale definisce “essenziale” la questione Monte Paschi, la terza banca del paese. “Non solo – puntualizza – per la banca in sé, ma per tutto il settore. Il rischio di effetto sistemico c’è, ed è grave. In questi anni di difficoltà il vero valore aggiunto della banca sono stati soltanto i dipendenti, che hanno saputo rafforzare il rapporto con gli oltre 5 milioni di clienti, non certo i top manager che hanno portato gli istituti al collasso”. Il segretario generale della Fisac  a proposito del cambio dell’amministratore delegato e, a breve, del presidente, che ha visto tante polemiche chiamando in causa per la defenestrazione dei due amministratori del Monte, il ministro delle Finanza, ricorda che  Padoan, ha recentemente ribadito che per Monte dei Paschi c’è un unico piano, quello predisposto con Jp Morgan, che ha determinato il cambio dell’amministratore delegato e che porterà a breve al cambio del presidente. “Noi – ha continuato Megale – non abbiamo alcuna obiezione né sul piano di ricapitalizzazione né su quello di acquisizione delle sofferenze da parte di Atlante 2. Anzi, il modello si potrebbe estendere anche alle 4 banche fallite e alle 2 venete. Eppure Montepaschi è l’unico gruppo in cui il Tesoro è il primo azionista con il 4%, quindi bisogna prestare attenzione alle nuove norme europee che impediscono l’intervento pubblico, e che rimarcano i rischi di effetti sistemici. Quando ci troveremo al dunque, e si valuterà concretamente a che punto è il percorso di ricapitalizzazione, non bisogna perciò escludere che il Tesoro possa rafforzare la propria quota, contribuendo alla ricapitalizzazione che il mercato da solo non riesce a compiere”.

La vicenda Deutsche Bank la dice lunga sui ritardi europei

Non è un caso, ha concluso Megale, “se la crisi che è iniziata dalla cattiva finanza americana e inglese si sia scaricata sull’economia reale in Europa. La vicenda Deutsche Bank la dice lunga sui ritardi europei. Gli Stati Uniti hanno messo in atto la riforma del sistema già nel 2010. L’Europa, invece, a distanza di 8 anni, non ha messo fine alla follia del credito. Ora serve una riforma del credito in Europa e in Italia. Per questo abbiamo chiesto al presidente del consiglio Matteo Renzi di promuovere un tavolo di confronto con le parti sociali e gli istituti di vigilanza, con l’obiettivo di realizzare un protocollo per la riforma del credito. Perché il problema bancario in Italia è una questione centrale, nazionale, e strategica per l’intera economia”.

Da jobsnews

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