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Roald Dahl e la grandezza della semplicità

 

Roald Dahl e la sua semplicità, Roald Dahl e la sua grandezza, Roald Dahl e la sua narrativa per bambini sulla quale si sono formate intere generazioni, Roald Dahl aviatore avventuroso, Roald Dahl e il suo secolo, il Novecento, che lo ha visto protagonista per settantaquattro anni, prima che una leucemia se lo portasse via il 23 novembre 1990.

Roald Dahl che se fosse ancora vivo oggi compirebbe un secolo e chissà quanti altri capolavori avrebbe scritto nel frattempo, con quel suo senso dell’umorismo tutto inglese, quel suo garbo e quella sua capacità di compiere con naturalezza l’impresa epica e più che mai meritoria di avvicinare i ragazzi alla lettura.

Roald Dahl, cui Repubblica sta giustamente rendendo omaggio, allegando ogni martedì al giornale i suoi romanzi per l’infanzia, avrebbe senz’altro saputo trovare le parole adatte per descrivere con gentilezza questo tempo amaro, per indicarci una strada alternativa e per opporsi alla barbarie e alla malvagità imperanti cui molti intellettuali si sono, al contrario, rassegnati, per non dire adagiati con voluttuoso compiacimento.

Roald Dahl e un racconto, “Matilde”, da cui venne tratto il film “Matilda sei mitica”, interpretato, tra gli altri, da Danny De Vito, che ha segnato profondamente la mia formazione, in quanto in esso sono racchiusi alcuni messaggi universali che in seguito avrei sviluppato con maggiore autorevolezza ma ai quali difficilmente sarei arrivato se non avessi avuto la fortuna di incontrare, da piccolo, questa bambina curiosa e innamorata della lettura che si ribella con tutte le sue forze a una famiglia ignorante e orgogliosa di esserlo che la tiene, di fatto, in ostaggio della propria superficialità.
L’amore per la scuola e per la cultura, la rivolta contro l’ordine costituito, spesso iniquo e foriero di prepotenze d’ogni sorta, la vittoria della saggezza e dell’intelligenza sulla disonestà e sull’idolatria nei confronti del denaro, l’intervento salvifico di un’insegnante in grado di comprendere e valorizzare a pieno le proprie capacità, la complicità e l’affetto dei compagni di scuola, il senso di comunità, le minoranze deboli che unendosi diventano maggioranza e cacciano la perfida e manesca direttrice dell’istituto, il tutto attraversato da un tocco favolistico che rende la narrazione gradevole ed emozionante: cos’è questa se non una straordinaria educazione sentimentale alla politica, una lezione civica di altissimo livello e un invito a non rassegnarsi e a non accettare mai lo status quo?
Dahl come Giono e Saint-Exupéry: un seme piantato nell’animo di un bambino e destinato a germogliare in seguito, nel suo cuore e nella sua mente, nei suoi sogni e nelle sue speranze, fino a tracciare il suo percorso di vita, a guidarne le scelte e a illuminarne, talvolta, i passi e le decisioni.
Roald Dahl: un maestro di vita e un esempio di come, con incredibile leggerezza, si possano elaborare riflessioni destinate a diventare, nel corso degli anni, filosofia, sociologia, analisi politica e, infine, come logica conseguenza, passione civile.

Un’allegoria sul modello di Esopo e Fedro, una magia che rileggo ancora oggi con lo stesso spirito di quando alcuni concetti mi erano ignoti e ogni giorno, ancor più di adesso, appariva ai miei occhi come una scoperta da lasciare senza fiato.

Roald Dahl, il secolo appena trascorso, il prossimo e quelli che verranno perché fino a quando nel mondo anche un solo bambino troverà su uno scaffale un suo romanzo e inizierà a leggerlo, nonostante tutte le nequizie dalle quali siamo circondati, potremo essere certi che l’umanità avrà un futuro, in quanto ci sarà almeno un sognatore determinato a non arrendersi.

P.S. Lo scorso 29 agosto è venuto a mancare, a ottantatre anni, Gene Wilder, indimenticabile interprete di “Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato”, ispirato a uno dei migliori romanzi per l’infanzia di Roald Dahl. A dimostrazione di quanti miracoli possa compiere l’arte quando si prende per mano, generando poesia, cultura e un oceano di meraviglia.

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