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Il burkini non è un problema

 

Il dibattito tra favorevoli e contrari al burkini sta incendiando questo periodo ferragostano dalle spiagge alla politica italiana, tutti si sentono in dovere di esprimere la propria opinione, ma come sempre parziale e personalistica.
Il burqini (o burkini) è un tipo di costume da bagno femminile. Si tratta di un costume disegnato dalla stilista australiana di madre libanese, Aheda Zanetti, ed è specificamente disegnato per le donne di religione musulmana. Il costume copre tutto il corpo, ad eccezione del viso, delle mani e dei piedi, secondo i dettami dell’islamismo, ma è sufficientemente leggero da permettere di nuotare.
Il burqini è stato descritto come la soluzione perfetta per le donne musulmane che vogliono avere la possibilità di nuotare, senza la necessità di spogliarsi e rivelare il proprio corpo. L’aspetto è simile a quello di una muta subacquea, dotata di cappuccio, ma è più flessibile.
Il Primo ministro francese Manuel Valls, ieri ha affermato che il Governo francese vieterà l’uso del burkina, perché incompatibile con i valori della Francia e simbolo di appartenenza religiosa nella nazione laica. Il burkini può rappresentare un pericolo per la società, perché la donna islamica potrebbe indossare in modo occulto una cintura esplosiva e azionarla in mezzo ai bagnanti ignari.
La Francia è una Repubblica aconfessionale, la quale dovrà rispondere all’opinione pubblica se il provvedimento restrittivo, che lede la libertà di Credo individuale, sarà esteso alle altre religioni monoteiste ed anche agli uomini, che indossano simboli religiosi diversi per confessione.
Gli uomini musulmani indossano la kandura, una larga tunica che non arriva alla caviglia. Le donne, (ma non tutte) indossano gli abiti tradizionali: il burqa e lo shador.
Gli ebrei ortodossi o chassidim indossano il cappello nero, in occasione dello Shabbat (la festività del sabato), quando non lo sostituiscono con un grande cappello di pelliccia, con una lunga giacca nera, la camicia bianca senza cravatta, la barba e i capelli rasati con i payot (riccioli a lato). Usualmente e per comodità gli ebrei osservanti indossano il kippah (la tipica papalina che si pone sulla nuca).
I preti cattolici indossano il clergyman, abito religioso composto da pantaloni, camicia e giacca di colore nero o grigio, caratterizzato da una camicia con colletto di plastica bianca, inserito in apposite fessure del colletto della camicia, formando il caratteristico quadratino bianco.
Le suore cattoliche indossano l’abito religioso, A seconda dell’ordine, l’abito consiste in una tunica lunga fino alle caviglie, più o meno ampia ed elaborata. I colori più diffusi sono il nero, il bianco e il marrone, negli ultimi decenni, con la rinascita o la fondazione di tanti istituti si trovano anche altri colori come il blu, grigio, azzurro.
I monaci indossano il saio marrone, il cordone alla vita ed il crocifisso appeso lateralmente.
Se si vieta il burka, lo shador ed il burkini, perché simboli religiosi, lo si dovrebbe vietare anche alle altre Confessioni. Se questo non accadrà sarà palese la violazione dei Diritti umani e della Libertà individuale a professare la propria Fede. Non è vero che tutti i musulmani sono terroristi e attentano alla nostra vita. La strategia del terrore mira proprio a questo, a creare intolleranza e diffidenza, esasperando il bisogno di una sicurezza sempre maggiore che inevitabilmente limiterà la libertà di ognuno di noi.
Sforziamoci di conoscere, di tollerare, di accogliere e capire che, anche se gli islamici hanno una cultura ed un Credo diversi dai nostri, essi non sono “nemici giurati”. Lo sono quei pochi che intendono dare una matrice religiosa al loro disagio sociale e psicologico, che trova la sua realizzazione nell’uccidere non solo cristiani, ma anche tanti musulmani innocenti, perché le bombe ed i proiettili, uccidono indiscriminatamente uomini, donne, bambini e soldati, senza distinzione.

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