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Patton nuovo custode di Terra santa. Pizzaballa a Milano?

 

di David Gabrielli

Dopo dodici anni come Custode di Terra santa, il francescano Pierbattista Pizzaballa a maggio ha lasciato l’incarico al confratello Francesco Patton (trentino, classe 1963), che è stato nominato dal Governo generale dell’Ordine dei Frati Minori ed approvato dalla Santa Sede. L’ex titolare rientra quindi nell’ombra, ma potrebbe presto riemergere in un nuovo e importantissimo ruolo. La Custodia di Terra santa fu fondata dai Francescani nel 1217; ma nel 1291 tutti i conventi furono distrutti dai saraceni, e molti religiosi furono uccisi.

La Custodia risorse a nuova vita nel 1333 quando Roberto d’Angiò re di Napoli e sua moglie Sancha acquistarono dal sultano d’Egitto alcuni luoghi santi cristiani di Gerusalemme e ne affidarono la custodia ai Francescani: missione confermata nel 1342 da papa Clemente VI. Da allora il Custode di Terra santa dovette affrontare, nelle cangianti situazioni storiche, un compito assai delicato, sia rispetto alle Chiese non cattoliche del territorio, che nei confronti del potere politico dominante (mamelucchi, turchi ottomani, inglesi, giordani e israeliani). Nel 1847 Pio IX ristabilì effettivamente il patriarcato latino di Gerusalemme – il cui titolare, da secoli, era puramente onorifico – , e, da allora, il Custode ha dovuto rapportarsi al patriarca e, dal 1994, anche al nunzio apostolico in Israele, che è nel contempo delegato apostolico di Gerusalemme e Palestina.

Pizzaballa (bergamasco, classe 1965) – distintosi per la sua capacità di operare cercando di comprendere le ragioni di Israele, ma senza mia dimenticare di difendere i diritti dei palestinesi – non ha più un ruolo di primo piano ma, hanno detto a Confronti fonti diplomatiche mediorientali, nel pensiero di papa Francesco egli sarebbe uno dei candidati per la successione a Milano del cardinale Angelo Scola che, a novembre, compirà 75 anni. La prassi prevede, tuttavia, che la Santa Sede proroghi di due anni la permanenza di porporati “pensionabili” alla guida di diocesi; dunque, sembra troppo presto per addentrarsi nelle grandi manovre che interessano il futuro dell’arcidiocesi ambrosiana.

(pubblicato su Confronti di giugno 2016)

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