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Essere di sinistra nel XXI secolo, significa incarnare i diritti di democrazia, di libertà, e giustizia sociale nelle nuove condizioni

 

Speriamo che la sconfitta elettorale convinca il PD a ripensare la sua politica, ritrovare la sua unità interna e una strategia di partito della sinistra da radicare nella società del XXI secolo. I ballottaggi sono stati una sventola per il PD. Persi metà dei sindaci; sconfitto in città come Roma, Torino, Napoli; in Sicilia, escluso dal ballottaggio nei più importanti centri medi come Alcamo, Lentini, Vittoria.

Il voto ha messo in luce diverse novità. Il tripolarismo si è consolidato e il meccanismo del ballottaggio ha favorito la convergenza del voto di destra e dei 5 Stelle.
Le aree tradizionali di radicamento della sinistra (quartieri popolari e operai, periferie urbane) ceti professionali colti, ceto medio produttivo impoverito, giovani precari e scoraggiati o si sono astenuti o hanno scaricato la loro rabbia votando 5 Stelle e in misura minore la destra.
Il Partito della nazione o il PDR non è decollato, infatti, il voto non ha confermato la tendenza maggioritaria emessa con le europee né la speranza di un’azione di governo più incisiva contro il disagio sociale e le nuove povertà. Il pragmatismo e la politica del fare con i quali si è voluto caratterizzare l’azione del governo, disancorata da ogni cultura precedente in nome della rottura generazionale, ha fatto arrabbiare l’elettorato storico della sinistra senza conquistare quello moderato o di destra.

Cosa fare? Primo, ripensare il PD. Cosa vuole essere? A quali valori culturali vuole ispirare la sua azione programmatica riformatrice? Sinora ha reciso le radici col suo passato storico (dai partiti di massa all’Ulivo), ha tentato di “rottamare”una parte della sua classe dirigente (a dire il vero superata e sconfitta dalla storia dell’ultimo quindicennio), ma il risultato non è positivo. Non appare pienamente di sinistra né convince i moderati.
Quale lettura o analisi della società ha guidato il PD? Certamente non ha tenuto nel giusto conto quelle avanzate dall’Istat, dagli osservatori economici, sociologici, sindacali, della Banca d’Italia secondo i quali l’indice di disuguaglianze dal 1992/93 è cresciuto e si è consolidato con la crisi finanziaria globale del 2008 e con quella successiva del debito sovrano.

La classe media della popolazione si è contratta e contestualmente è cresciuta la quota delle persone a basso reddito dal 6% al 21% e quella dei ricchi dal 6% al 10%. In questo quadro hanno pagato di più le giovani generazioni (meno lavoro stabile, meno retribuito, precarietà cronica, senza speranza d’ascesa sociale) spinte all’antipolitica e al voto di ribellione e protesta.

Per bloccare la deriva populista o peggio quella reazionaria occorre un ricollegamento culturale e organizzativo del PD con le aree della sofferenza economica e sociale della città e della campagna con una politica economica e fiscale che incentivi gli investimenti produttivi delle imprese private e pubbliche, tassi la ricchezza finanziaria speculativa e alleggerisca il carico fiscale su pensioni, lavoro dipendente. Dunque, il diritto al lavoro e del lavoro con il quale coniugare i diritti civili.

Essere di sinistra nel XXI secolo, non significa riprodurre i modelli organizzativi del Novecento, ma incarnare i diritti di democrazia, di libertà, e giustizia sociale nelle nuove condizioni date dal Capitalismo finanziario globalizzato che con i suoi oligopoli sfugge al controllo democratico e invoca la “libertà di mercato” come assenza assoluta di vincoli etici e sociali.

In questo quadro occorre riflettere sull’opportunità di personalizzare, dall’una e dall’altra parte, il referendum confermativo sulle modifiche di ben 40 articoli della Costituzione.
Vorremmo che si discutesse del merito, e il Centro La Torre farà la sua parte affinché i cittadini lo conoscano. Per un dibattito scevro da pregiudizi ritengo che sia urgente spezzare quel “combinato disposto” delle modifiche costituzionali con l’Italicum, da molti esperti ritenuto anticostituzionale.
Modificare l’Italicum, senza rinunciare al sistema maggioritario, eliminare il meccanismo dei nominati, prevedere il premio di maggioranza alla coalizione, restituire per intero, come chiesto dalla sentenza della Corte Costituzionale,la sovranità al cittadino elettore e impedire la concentrazione di potere in una qualsiasi oligarchia di partito.
Se non dovesse passare questa impostazione,non crollerà il mondo se dovessero prevalere i no al Referendum. Ci sarà modo e tempo per meditare e rimediare.

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