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Perché anche Renzi dovrebbe sperare nel no

 

Forse qualcuno non accetta il paradosso ma oggi come oggi anche il presidente del Consiglio e segretario del partito democratico Matteo Renzi dovrebbe sperare che a metà ottobre prevalga il No al referendum popolare e  si possa così neutralizzare una riforma così lacerante, riconoscendo di aver fatto un grande errore puntando sulla riforma-semi abolizione del Senato e su una legge elettorale pessima quale si è rivelato l’Italicum .

L’iter parlamentare aveva già dimostrato che la riforma non è stata condivisa nelle aule parlamentari:se i due terzi dei componenti delle due Camere il referendum confermativo previsto dall’ultimo comma dell’articolo 138 della Costituzione. Così non è stato e a parte la boutade di Maria Elena Boschi che alcuni costituzionalisti italiani vogliono votare(come vota Casa Pound e come anche chi scrive voterà). Così non è stato tuttavia in parlamento e di questo occorre prendere atto. Si aggiunga tuttavia che la riforma voluta fortemente da Napolitiano (un presidente dal ruolo esorbitante e al secondo mandato presidenziale) e da Renzi, il terzo presidente del Consiglio non indicato dagli elettori, che ha ottenuto il consenso di un Parlamento gravemente squalificato dalla pronuncia di illegittimità costituzionale di una parte della legge elettorale “Porcellum” , mediante la quale era stato eletto.

Occorre fare in modo che con il referendum si possa tornare indietro. Approfittare dell’occasione per fare marcia indietro. Andare oltre l’incaponimento infantile del capo del governo che non deve chiedere come ha fatto: se avanzo, seguitemi; se indietreggio, lasciatemi. Occorrerebbe forse lasciare che il progetto di riforma politica ed elettorale venisse avviato  in una legislatura nuova con eletti attraverso una legge costituzionale e non contraria alla Carta come è probabilmente l’Italicum.

Insomma il presidente del Consiglio governi pure se vuole fino alle elezioni politiche del 2018 ma impari dalla sconfitta che potrà prendere nel referendum del 16 ottobre e da tutti i problemi che sono sorti negli ultimi tempi dal suo eccessivo “decisionismo” che tanti proprio nel centro-sinistra non hanno ragione di apprezzare.

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