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Marco Pannella, in anni dove i politici “forchettoni” si mangiavano tutto, lui dimagriva vistosamente

 

Se ai pragmatici della politica parli di ideali, ti guardano con affettuosa comprensione e ti dicono che non servono. O al massimo – concedono con il sorriso riservato agli ingenui – servono solo per fare “testimonianza”. Cioè quella cosa inutile che in Italia porta l’ammirazione di pochi, ma non il consenso che serve per incidere sul potere.. Marco Pannella invece ci ha costruito una vita sulla testimonianza. Prendendo anche sonore cantonate (vedi il suo avvicinamento a Berlusconi), ma senza mai cercare alibi, parlare di complotti o di stampa che aveva frainteso. La faccia ce la metteva sempre. Anzi, ci ha messo anche il corpo, quando ha iniziato a digiunare per i diritti civili.
In anni dove i politici “forchettoni” si mangiavano tutto, lui dimagriva vistosamente. Nelle prime tribune politiche dove tutti straparlavano, lui faceva scena muta con un bavaglio stretto sulla bocca. Nei furiosi conflitti armati degli anni di piombo, lui insisteva con la non violenza. Quando il perbenismo nascondeva tutto con l’ipocrisia, lui esibiva la trasgressione per come gesto di contro-cultura.

Allora santo subito?
No, gli si farebbe un torto. Non ha cercato il potere in vita, non gradirebbe sicuramente la beatificazione politica dopo la sua morte. Inoltre, aveva notevoli difetti, tra i quali  una dialettica logorroica e noiosa, ma soprattutto una vistosa ipertrofia dell’ego, che lo ha portato all’arrogante separazione con la Bonino proprio negli ultimi mesi. No, Pannella era pieno di contraddizioni condonate dalla sua generosa passione. E poi, uno così può andare solo all’inferno. L’unico luogo dove si può fumare.

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