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Finanza e mass-media, affinità distruttive (2°parte)

 

Abbiamo parlato di similitudini negative, tra finanza e mezzi di comunicazioneOra esaminiamo quello che resta del mass-media più antico. 

La radio, sostanza senza apparenza

“Amo la radio perche’ arriva dalla gente / entra nelle case e ci parla direttamente/se una radio è libera, ma libera veramente / piace ancor di più perché libera la mente….”(Eugenio Finardi, da “Sugo” 1976)

A fine giugno del 1977, un gruppo di ragazzi, (tra cui il sottoscritto) studenti presso le scuole superiori di Maglie, provincia di Lecce, dettero vita, ad Otranto, alla prima radio libera “veramente” del Salento. Era già  esploso il “boom” della radio privata, unica alternativa a giornali e tv di Stato. Questo fenomeno però, circoscritto nel Sud a poche emittenti, sponsorizzate soprattutto dai partiti, DC in testa. Nel Salento, oltre a Radio Lecce, non succedeva nulla.

La nascita a Otranto di Radio Onda Marina, rappresentò per quel gruppo di studenti, e in seguito per tutti gli ascoltatori distribuiti lungo la provincia salentina, l’esperimento più concreto d’informazione priva di vincoli.

Grazie al genio tecnologico di Giusy Leo, uno degli studenti, e l’afflusso di denaro creato dagli sponsor commerciali, che vedono nella prima radio salentina un’ottima occasione per farsi pubblicità, ROM, dotata di apparecchiature quali mixer e amplificatori di segnale all’avanguardia per quei tempi, entrò realmente nelle case della gente, portando una novità e scuotendola dall’apatia quotidiana. I contratti accesi con le case discografiche quali EMI e RCA, permisero ai giovani di ricevere un’ampia scorta gratuita di novità con LP e 45 giri inediti, oltre alle collezioni private messe a disposizione dai soci.

Il palinsesto-chiave si basava sui seguenti programmi:

1) Giornale radio 4 volte al dì, con lettura di estratti da quotidiani di vario colore politico, e stralci di inchieste realizzati dagli stessi studenti.

2) Un programma d’intrattenimento umoristico, “Fiesta”, al quale parteciparono cabarettisti famosi nella zona, spalleggiati dal conduttore, che tenne alti gli indici di ascolto.

3) Programmi musicali a tema quali “Di tutto un pop” che per la prima volta proposero all’ascolto musica impegnata e underground, oltre a quella dei cantautori più in voga di quel prolifico periodo, alternati ad altri di musica commerciale.

4)Il “Notturno”, dalle 22 alle 6 del mattino, con interventi anche “hard” degli ascoltatori, che ravvivarono la notte salentina, toccando i record assoluti di share. La radio realizzò in tre anni di vita clamorose interviste, tra le quali spiccarono quella “sottomarina” al comandante Jacques-Yves Cousteau, che era impegnato in quei tempi nel recupero di bidoni di materiale tossico dal relitto nave-cisterna “Cavtat”, incagliato nel fondo della Baia di Otranto, e poi al Presidente della DC Aldo Moro, nativo di Maglie, allora impegnato nella prima apertura reale al PCI, che causò qualche mese dopo la sua tragica fine.

In particolare la voce metallica di Cousteau, estrapolata con tecnologie di fortuna dal fondo della baia, regalò ai ragazzi la notorietà, arricchendo la radio di nuovi commercials. Purtroppo all’apice del successo, due fattori decretarono la fine della giovane emittente nel maggio del 1980, dopo tre anni dalla nascita.

La nostra partenza, più volte rimandata, per il servizio militare, causò l’irruzione dei gerarchi della DC locale, che da parecchio avevano messo l’occhio sulla radio, allettati dagli ascolti e dai contratti commerciali; dopo aver invano provato a farle concorrenza fondando una loro emittente, inglobarono ROM approfittando della nostra assenza. A congedo avvenuto, non ci rimase altro che ammettere la fine dell’avventura, rimettendoci anche le collezioni di LP mai restituite dai rapaci successori.

Malgrado la tecnologia dei nuovi media, il successo dei social network, e la televisione a banda larga, ancora oggi la radio può dire la sua nel panorama della concorrenza mediale. Non potendo contare sulla suggestione delle immagini o i lustrini dello spettacolo televisivo, essa deve necessariamente puntare alla sostanza dei contenuti, tralasciando la forma fine a se stessa. Inoltre il vantaggio che detiene è quello di poter interagire con i suoi ascoltatori, che hanno la possibilità d’intervento nei dibattiti radiofonici in maniera più consistente rispetto alla tv, dove i conduttori devono tener conto della distrazione che l’immagine visiva crea nei suoi teleutenti.

La possibilità di usufruire della radio anche continuando a svolgere le proprie attività quotidiane, permette all’ascoltatore di assimilare in maniera più continua i contenuti trasmessi. Nel panorama italiano oggi purtroppo sono poche le emittenti che riescono a cogliere questa possibilità e rinnovarsi nei contenuti cosi come nel linguaggio;

si accentra la programmazione sul martellamento alternato tra musica di facile ascolto e pubblicità, con pochi spazi di approfondimento o dibattiti a tema. La radio pubblica, perpetrando il cattivo esempio della televisione, propina notiziari annacquati e dibattiti fiacchi, causando un’emorragia di ascolti, lamentata dalle stesse redazioni. Malgrado questa tendenza, esistono ancora emittenti che mantengono fede ai propri principi originali:

Radio 24, fondata nel 1999, basa il proprio palinsesto su programmi di intrattenimento culturale e rassegne stampa personalizzate, che estrapolano qua e là dai quotidiani pezzi di varie tematiche, leggendole in diretta la mattina.

La mia storia “La melanina della Giamaica”, pubblicata dal manifesto nel gennaio 2011, è stata letta insieme a firme note, alla luce di una par condicio basata sulla qualità e non sul nome. Crisi e futuro – Neonato#831A9B

Nella trasmissione “La Zanzara” si sviscerano, con la collaborazione degli ospiti e degli ascoltatori, argomenti spinosi sia economici che di costume, senza cadere nelle risse televisive dei talk-shows.

Radio Radicale, fondata nel 1975, garantisce senza tagli o censure la trasmissione di eventi politici e istituzionali, filo diretto dalle Camere con i leader di partito, così come interviste a cittadini per strada, notiziari come “Stampa e Regime”, che offrono un taglio critico alle vicende nazionali, e soprattutto un ampio spazio dedicato agli esteri; ho apprezzato tale attenzione, nel corso delle interviste a me concesse per parlare dei grossi problemi che travagliano Cuba e Giamaica, nazioni trascurate dai media nazionali.

Ricordo la vicenda vergognosa di tre connazionali, incarcerati senza processo e ancora detenuti a Cuba. Cuba.webloc Complessivamente Radio 24 e Radio Radicale oggi raggiungono circa tre milioni di ascoltatori; un porzione non indifferente del mercato mediale.

Dedicato a Peppino

La notte dell’8 Maggio del 1978 Giuseppe Impastato, leader di Radio Aut, fu assassinato a Cinisi, provincia di Palermo, da una squadra della morte inviata da Gaetano Badalamenti, boss mafioso del paese siciliano. Sul suo corpo una messinscena vergognosa, con la quale si cercò di farlo passare per un attentatore suicida, piazzando una carica di tritolo sotto il suo cadavere sdraiato sui binari della ferrovia.

Il delitto passò inosservato sui giornali; nelle stesse ore a Roma, la scoperta del cadavere di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse.

Giuseppe, detto Peppino, fu per anni l’unica voce contro lo strapotere di Badalamenti, sputtanato durante la trasmissione “Onda Pazza” con il nomignolo di “Tano Seduto”. Un’onta da lavare con il sangue; oltretutto Peppino era figlio di uno dei luogotenenti del criminale. Ci dovette pensare la giustizia USA a condannarlo a 45 anni nel 1987.

Solamente nel 2002, quella italiana riconobbe il mafioso come mandante dell’omicidio Impastato, condannandolo all’ergastolo.

Nello stesso anno, il 17 Novembre, venne anche condannato a 24 anni, insieme al Senatore a vita Giulio Andreotti e Pippo Calò, tutti riconosciuti colpevoli dell’assassinio del giornalista Pecorelli. Andreotti sarà poi assolto in Cassazione dal giudice Carnevale, che si distinguerà anche in seguito come magistrato “ammazzasentenze”.

Dedico questo pezzo alla memoria di Peppino, al suo coraggio solitario.

Per fare informazione, occorrono non solo soldi e mezzi tecnici, ma soprattutto le ali per volare alto, e le palle per non farsi intimidire; a Peppino le prime le tagliarono, ma non riuscirono a fare lo stesso con le seconde. 

Finanza e Mass media (prima parte)

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