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Renzi mette l’elmo, vola in Africa, continua la rissa con Juncker, attacca la Ue e inciampa in una gaffe clamorosa

 

Di Alessandro Cardulli

Ormai Renzi Matteo ha messo l’elmo e non se lo toglie più. Neppure per dormire, non si sa mai. Ogni giorno un attacco al presidente della Commissione europea, ai “burocrati” di Bruxelles. “Per noi – dice – l’Europa significa valori e ideali, non polemiche da professionisti dello zero virgola”. Cosa ha provocato il nuovo scatto d’ira del nostro premier? Ancora una volta il contributo che dobbiamo dare alla Turchia per salvare i migranti. Era stato questo un argomento di “frizione” nei pacifici colloqui con Angela Merkel che aveva ascoltato con tanta pazienza le lamentele del presidente del Consiglio. Pagheremo, diceva Renzi, ma questa somma deve essere scorporata dal patto di stabilità. “Vogliamo una risposta”. La risposta non arrivava e lui diventava sempre più nervoso, dicono i suoi collaboratori, perché era in partenza per una “tre giorni” africana. “Abbiamo salvato migliaia di vite umane nel Mediterraneo – sbraitava – mentre l’Europa si girava dall’altra parte. Continueremo a farlo perché prima del patto di stabilità c’è un patto di umanità”. Ancora: “Se poi vogliono aprire una procedura contro l’Italia facciano pure: noi andiamo avanti”. E il Matteo furioso partiva per un nuovo viaggio in Africa, tre giorni per visitare Nigeria, Ghana e Senegal. Nel 2014 aveva visitato Mozambico, Congo e Angola, l’anno passato Etiopia e Kenia. Una specie di mal d’Africa, la nostalgia che prende, come si vede nei film, donne e uomini che si affezionano a queste terre e alla gente che le abita. Renzi va in Africa per rafforzare l’amicizia, la cooperazione.

La “tre giorni” africana non solo una visita “umanitaria”. In gioco anche il posto nel Consiglio di sicurezza

Dicono invece i maligni che questa “tre giorni” ha anche uno scopo molto meno umanitario. Serve a mantenere un clima di buoni rapporti che possono tornare utili quando si tratterà di decidere a chi assegnare il seggio nel Consiglio di Sicurezza per il biennio 2017-18 cui Renzi punta molto. Arriva ad Abuja in Nigeria dove proprio ieri un attentato di Boko Haram ha provocato la morte di 65 persone, un giro e giù una bordata contro la Commissione. “Pensare di considerare in modo diverso le spese per salvare i bambini eritrei che arrivano in Sicilia mi sembra assurdo e illogico. Solo una perversione burocratica può fare distinzioni tra le vite da salvare.”

Bruxelles: Renzi sapeva che i contributi per la Turchia non venivano tenuti nel calcolo del deficit

Parte per Accra, capitale del Ghana, si informa dal suo staff sulle reazioni di Bruxelles. La realtà è che ormai i suoi scatti di ira non fanno né caldo né freddo. E arriva così la risposta, ma è un brutto colpo per Renzi Matteo, una figuraccia quale un capo di governo dovrebbe evitare. Parla la portavoce dell’esecutivo europeo, Margaritis Schinas. Sottolinea che la Commissione aveva già chiarito “a dicembre” che i contributi nazionali al fondo di 3 miliardi di euro per la Turchia “non vengono tenuti in conto nel calcolo del deficit ai fini del Patto di stabilità e crescita” e che tale dizione è “nella nota della Commissione inserita negli accordi” tra i 28 quando è stato raggiunto l’accordo al vertice di dicembre. E fra i 28 c’è anche l’Italia. Insomma Renzi sapeva ed ha fatto finta di dimenticare che c’era l’accordo nostro. La puntualizzazione della Commissione è molto chiara: il contributo richiesto agli Stati membri per un totale di tre miliardi a favore della Turchia per l’emergenza rifugiati non rientra nel calcolo del deficit ai fini del Patto di stabilità e crescita, l’insieme dei parametri Ue da rispettare quando vengono predisposti i bilanci pubblici.

La quota che tocca all’Italia era già fuori dal computo secondo gli accordi fra i 28 dell’Ue

Risponde in maniera indiretta la Commissione ricordando che “Il contributo da 281 milioni (la quota che tocca all’Italia, ndr) al fondo straordinario è già fuori dal computo” del deficit. Per quanto riguarda i conti tricolori, inoltre, Bruxelles ricorda che le decisioni sulla richiesta di flessibilità per fronteggiare le uscite legate ai migranti verranno prese a “primavera, caso per caso ed ex post, sulla base delle spese fatte”. Su questo secondo versante, Roma chiede una maggiore possibilità di spesa pari allo 0,2% del Pil, circa tre miliardi di euro. Renzi definisce positiva quella che giudica una notizia, che non lo è, lui lo sapeva e annuncia che salderemo i conti con la Turchia, attaccando ancora una volta i “burocrati”. “A questo punto – afferma il presidente del Consiglio – noi daremo il nostro contributo alla Turchia per salvare esseri umani.”

Dal ministero di Padoan cercano di coprire la gaffe del premier, ma peggiorano la situazione.

Dal ministero del Tesoro cercano di coprire la gaffe del premier facendo circolare la notizia che Renzi non aveva chiesto di scorporare i 300 milioni di euro dal patto di stabilità, ma due tipi di garanzie: primo, definire a priori la destinazione e l’utilizzo di questi fondi; secondo, valutare la possibilità di attingere in misura maggiore al bilancio comunitario. Su questo ancora non è arrivata una risposta della Commissione. In effetti da parte dell’Unione europea le sortite di Renzi Matteo non destano grandi preoccupazioni. Fanno parte dell’ambiente, sussurrano. Il problema è quello dei nostri conti pubblici. Si dice che “la legge di stabilità rientra perfettamente nei parametri del trattato di Maastricht. Però si basa sul presupposto di una crescita del Pil nell’ordine dell’1,5%”. Presupposto che difficilmente diventerà realtà. Il rapporto fra deficit e Pil è tutto spostato verso il deficit. Per questo il governo punta ad ottenere tutte le deroghe possibili altrimenti non vi sarà possibilità di investimenti. Bruxelles valuterà a primavera, “caso per caso”, sulla flessibilità sui conti pubblici. Renzi chiede lo 0,2% del Pil, circa tre miliardi, l’ossigeno necessario altrimenti le promesse a “pioggia” per accontentare i tanti “clienti”, a partire dal mondo imprenditoriale, non potranno essere mantenute. Come ai tempi della vecchia Dc. E sempre in base al Pil di ciascun paese la Germania dovrebbe versare alla Turchia 534 milioni, la Gran Bretagna (che non ha voluto partecipare alla redistribuzione dei rifugiati già sul suolo europeo) 409, la Francia 386. L’Italia dovrebbe versare 281 milioni di euro, la Spagna 191. Tutto era già noto.

Il Tesoro, dopo il ripasso della Merkel, “Con la Ue un dialogo aperto e costruttivo”

Se Renzi aveva bisogno di un ripasso glielo aveva già fatto la Merkel. Dal ministero del Tesoro stemperano: “Con la Commissione Ue è in corso un dialogo aperto e costruttivo”. E’ “irrilevante” ciò che viene dettato alle agenzie di stampa. Se è “irrilevante” Padoan cerchi di farlo capire anche a Renzi. Eviterebbe brutte figure, nell’attesa dell’incontro romano con Juncker. Forse con qualche comparsata televisiva in meno, per non parlare dei tweet e delle dichiarazioni alle agenzie potrebbe trovare il tempo di rispondere a due giornalisti turchi, autori di uno scoop su un traffico di armi turche per la Siria, condannati all’ergastolo. Hanno inviato una lettera, una richiesta di aiuto a Renzi e agli altri leader dell’Ue. Non hanno ancora trovato il tempo di rispondere.

Da jobsnews

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