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Le enormi potenzialità finanziarie della grande criminalità

 

Piero Innocenti

Perché le leggi siano giuste, perché giudici e poliziotti possano adempiere al loro dovere, occorrono, è naturale, condizioni politiche ottimali E queste si possono conseguire soltanto laddove le istituzioni sono caratterizzate da un grado soddisfacente di democrazia, situazione che, come ben noto, non è di tutti i paesi del mondo. Per giunta, anche dove le Costituzioni garantiscono l’esercizio dei diritti civili e politici fondamentali, le mafie locali riescono spesso a instaurare un condizionamento delle politiche governative, oltre che a corrompere poliziotti, giudici, funzionari della pubblica amministrazione, banchieri, imprenditori. Gli esempi, si sa, sono frequenti anche da noi. Il meccanismo di corruzione dei vertici di uno Stato opera attraverso il bisogno di finanziamento che i partiti e le associazioni politiche o i singoli dimostrano di avere per poter accedere al potere, comperando o condizionando i consensi (se si tratta di competizioni democratiche) oppure ( in caso di competizioni violente) per armare opposizioni terroristiche e guerriglie o per coinvolgere settori militari. La situazione di instabilità endemica nei paesi dell’Africa, del Medio Oriente, dell’Asia, in America Latina, sta favorendo enormemente i giochi e gli interessi delle multinazionali del crimine. Il tema della corruzione ci porta diritto alle potenzialità economiche e finanziarie della grande criminalità che sono enormi. L’inquinamento dell’economia e della finanza mondiale sono i problemi più gravi indotti dal riciclaggio dei profitti illeciti. Su questo terreno ci sembra di poter individuare due dinamiche perverse che impediscono un contrasto soddisfacente. Da una parte, l’esistenza, tollerata, dei cosiddetti “paradisi fiscali” e “bancari”, zone grigie, offshore, dove non esistono regole e obblighi certi per i responsabili del sistema bancario che, quindi, sono disponibili per ogni tipo di operazione di lavaggio o di investimento del denaro di provenienza illecita. Dall’altra, la resistenza dei governi di paesi che pur aderiscono ufficialmente alle politiche comunitarie antinarcos e antiriciclaggio, ad applicare realmente le misure e i regolamenti per contrastare il fenomeno, per il timore che le restrizioni comportino, a livello finanziario ed economico sociale, ripercussioni negative come la fuga di capitali, la caduta della domanda interna, l’aumento della disoccupazione, problemi di ordine pubblico. Per questo, l’inflazione determinata dall’inserimento dei capitali illeciti sui mercati finanziari può sembrare un male minore. Tanto più che i paesi produttori, che appartengono all’area dei diseredati, tendono a considerare il fenomeno del traffico degli stupefacenti come veramente dannoso solo per i paesi occidentali, ex colonialisti e neocolonialisti, che costituiscono il mercato più vasto e ricco dei consumatori. Ci può essere, in questo, una specie di soddisfazione per la nemesi storica che si realizza, nell’inversione delle parti tra sfruttatori e sfruttati. ma non è così. Questa visione è falsa, illusoria ed estremamente pericolosa. Il paese disposto a tollerare il narcotraffico e le altre attività criminali dei gruppi organizzati, si trova presto totalmente soggetto a questi, in una forma di colonizzazione ben più pericolosa di quella storicamente sperimentata, perché più subdola: non essendo sovrapposta e riconoscibile in quanto estranea, ma intrecciata e radicata nel tessuto sociale e politico, sicuramente più difficile da estirpare. Un paese così non potrà godere della fiducia internazionale, sarà isolato, sarà considerato un pericolo, un potenziale nemico e non un partner su ci fare affidamento, a cui fornire aiuto, assistenza. Tutto questo ci fa concludere che l’idea che il pericolo sia prevalentemente per il mondo dei ricchi mentre quello dei poveri possa trarne vantaggio è un falso clamoroso, usato come alibi dalle classi corrotte di certi Stati per giustificare inerzie e complicità più o meno evidenti. Motivazioni demagogiche e fumose, sbandierate alla stregua del famoso argomento della gelosia della propria sovranità, quando si tratta di adeguarsi a disposizioni internazionali sgradite. La delinquenza organizzata tende a fissare le sue basi, le sue radici, dove il “rischio imprenditoriale dell’illegalità” è più basso, ossia, più semplicemente, laddove le condizioni giuridiche, politiche e sociali favoriscono i suoi interessi. Finché ci saranno paesi in preda all’instabilità politica, al disordine legislativo e poliziesco, alla povertà, all’incultura, al sottosviluppo, per la criminalità organizzata di ogni parte della terra ci saranno zone d’ombra nelle quali poter prosperare indisturbati.

Da liberainformazione

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