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Sipolo e le “Eresie” che sono scelte, e musica

 

“ …pensavo: è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra”. (Scriveva Fabrizio De Andrè).

In questi giorni ricorre l’ennesimo anniversario da quando la vita ci ha voluto privare della musica e della poesia dell’autore de “La buona novella”. Devo dire che è un po’ la prima cosa che ho pensato dopo aver ascoltato l’ultimo disco di Alessandro Sipolo.  Una voce degli ultimi. Un compagno di “strada” con molta realtà e una deandreaiana utopia che mi ha ricordato, nei limiti della verità, quel “pettirosso da combattimento” del cantautore genovese.

Sipolo l’ho conosciuto a Brescia durante la presentazione del mio libro lo scorso maggio. Ricordo che qualche buon amico in comune me ne aveva parlato e in questi giorni ho avuto la fortuna di ascoltare il suo secondo disco: “Eresie”. Disco che segue a  “Eppur bisogna andare”.

Classe ‘86, lavora per il Servizio di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati ed è collaboratore dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università degli Studi di Milano, fondato e diretto da Nando dalla Chiesa, temi a lui cari che ricorrono nel disco. E la musica si sa, è il miglior mezzo per veicolare la verità.

Un disco che è una scelta, come il suo titolo. “Eresie” è un inno alla libertà, una rivendicazione alle scelte sacrosante che ognuno di noi fa e potrebbe fare senza essere derisi, come capita di assistere, da quella brutta parte di certi poteri politici ed ecclesiastici che rispecchiano una società falsa e bigotta, lontana dalle verità e dalla solidarietà tanto annunciata.

Al disco hanno partecipato diversi musicisti del panorama italiano: Ellade Bandini, Alessandro “Finaz” Finazzo (Bandabardò), Alessandro “Asso” Stefana e Max Gabanizza” ed è stato prodotto, come il primo, da Giorgio Cordini, storico chitarrista di Fabrizio De André.

Diversi i generi musicali presenti con il suo rock a far da sottofondo e che si alterna alla rumba e al country in un crogiolo di suoni, parole e musica. Undici tracce che alternano la poesia alla denuncia sociale. Da segnalare “Tra respirare e vivere” dedicata a  Piergiorgio Welby, Eluana Englaro e suo padre Beppino, insieme al singolo “Le mani sulla città” sulla presenza delle mafie al nord e che riprende il famoso titolo del film di  Francesco Rosi, oltre alle bellissime “Alla sera” e “Denoda ”.

Insomma, buon ascolto. Il disco lo trovate qui, e anche il suo autore www.alessandrosipolo.com

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