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Caso Ballarò, non si chiede mai il licenziamento di una voce libera

 

Devo al lettore due precisazioni. 1) Credo di essere stato il primo in tv (ero ospite di Lilli Gruber, regolarmente autorizzato dalla Rai) di aver parlato del conflitto d’interessi del ministro Boschi sulla vicenda della Banca Etruria. Anche dopo il voto del senato, che rispetto, continuo a pensare che Maria Elena Boschi sia portatrice di un conflitto enorme e che il governo sia stato condizionato nel fare il decreto salva banche. Sull’influenza della massoneria in tutta la vicenda e non solo, emersa in questi giorni, ci sarà ancora molto, molto da scrivere.

2) Sono amico di Michele Anzaldi. Lo reputo uno dei pochi in Commissione di Vigilanza che sappia di Rai e di tv in generale. All’epoca dell’editto bulgaro era al nostro fianco contro i pasdaran che in Rai hanno fatto di tutto, riuscendoci, per cacciare Biagi, Santoro e Luttazzi e tanti altri. Ritengo che Michele Anzaldi abbia sbagliato a chiedere il licenziamento di Massimo Giannini che, contrariamente ad altri colleghi, certi argomenti li affronta nonostante il diktat di Renzi o chi per lui. Non si chiede mai il licenziamento di una voce libera, soprattutto perché non è la prima volta e rischia di diventare una persecuzione contro il conduttore di Ballarò e contro Rai3. Sono anche questi gli atti che portano l’Italia ad essere al 72 posto per la libertà d’espressione. Per Anzaldi, Giannini, è da condannare per aver definito il caso Etruria “rapporto incestuoso”. Alcuni renziani del Pd (non solo Anzaldi) hanno reagito contro la volgarità dell’affermazione, creando nell’accusa una certa ambiguità. E’l’argomento che disturba o la volgarità nell’uso della parola? Vorrei che il lettore notasse che una certa scurrilità è presente in tv a tutte le ore del giorno e in tutti i salotti. Ormai non ci si scandalizza se qualcuno nomina qua e là gli organi genitali come intercalare (non mi riferisco ai soli comici), la parola “cazzata” è diventata di uso comune. Stupisce, invece, che i politici intervengano sulla “parola volgare” solo quando questa viene usata per definire, anche efficacemente, un atto della stessa politica. Conosco troppo bene Michele Anzaldi, non gli passerebbe mai per la testa di disseppellire l’editto bulgaro, chi parla oggi ricordando la violenza berlusconiana lo fa perché non l’ha vissuta sulla propria pelle. Quella di Michele è una provocazione, sbagliata, ma una semplice provocazione. Scriverei la stessa cosa se al posto di Giannini ci fosse Vespa, è risaputo la mia poca considerazione nei suoi confronti, le voci si accendono non si spengono, e il governo, se volesse veramente far finire le polemiche, dovrebbe proporre quella benedetta legge sul conflitto d’interessi annunciata a suo tempo da Renzi. Giannini, denunciando il conflitto di interessi, aggiungo la mancata riforma del sistema radiotelevisivo, esprime il parere di milioni di italiani. Glielo consente l’articolo 21 della Costituzione.

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