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Ad Assisi un patto tra costruttori di pace e di giustizia sociale

 

“Le porte si possono chiudere o aprire, ma a Francesco non piacciono i muri e le parte blindate ..”, queste le parole di Padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, all’incontro sulla misericordia promosso dalla associazione “Amici di Padre Dall’Oglio” e da Articolo21. ” Non bastano le sole bombe a sconfiggere il terrorismo, serve ancor più una comune iniziativa culturale e civile…”, ha aggiunto Adbellah Redwane, segretario del centro culturale islamico di Roma. Le loro parole, pronunciate alla vigilia del Giubileo, hanno assunto il sapore di un patto tra costruttori di pace e di giustizia sociale, decisi a contrastare i signori delle guerre e delle terrore.

Lo stesso impegno, la stessa tensione etica e spirituale, l’abbiamo colta, ad Assisi, davanti all’Albero dei migranti, al barcone di Lampedusa, a Francesco che innesca la luce che penetra le oscurità e illumina le periferie. In quella piazza, davanti al sacro convento, non c’erano solo i cattolici, ma anche musulmani, ebrei, non credenti, donne e uomini di ogni fede e di ogni colore della pelle, insieme per sgretolare i muri interiori ed esteriori, quelli che separano i confini e quelli che vorrebbero separare le coscienze.

Insieme, le stesse persone, hanno anche firmato la Carta di Roma, un impegno solenne a non usare il linguaggio dell’odio e del razzismo, a rispettare la dignità di migranti e rifugiati, a non alimentare quella industria della paura, che tanto ha contribuito e contribuisce ad inquinare i pozzi della civile convivenza.

Sotto quella Carta si sono aggiunte le firme di Padre Enzo Fortunato, di padre Egidio Canil, dell’imam di Perugia Abdel Qadar, di Suor Elisa Carta della Caritas di Assisi, di Nora scampata alla furia di Boko Haram, dei rappresentati della Federazione della stampa, del segretario dei giornalisti della Rai, Vittorio di Trapani, di Roberto Conticelli, presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Umbria, di Flavio Lotti, per la Tavola della Pace, di Elisa Marincola, del Premio Morrione, di Anna Meli, della carta di Roma e di decine e decine di cittadini che hanno voluto firmare la Carta e condividere l’impegno a contrastare chi vorrebbe sfruttare la paura e la dimostrazione per lucrare qualche consenso in più.

Ora quel foglio si trova nel barcone di Lampedusa, sulla piazza di Assisi, pegno di una alleanza tra tante diversità che hanno trovato un percorso comune e intendono percorrerlo passo dopo passo. Il prossimo sarà quello del 18 dicembre, quando ci ritroveremo a Roma, nella sede della Federazione della stampa, per avviare il nuovo sito ” Illuminare le periferie del mondo”, un tentativo di spostare i riflettori verso mondi, pianeti, temi, esseri oscurati o cancellati dalla rappresentazione mediatica e politica.

“Le porte possono essere aperte o chiuse..”, e noi, insieme, proveremo a tenere aperte almeno le porte della comunicazione, per impedire che molti, anzi troppi, continuino a restare senza un nome, un volto,una voce.. Un ringraziamento, infine, alla redazione della rivista San Francesco che, con la professionalità e la passione civile di sempre, ha reso possibile questo incontro.

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