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Aiutiamo i Centri antiviolenza ad aiutare le donne

 

Oggi in Italia più di mille Comuni hanno organizzato campagne di informazione e di sensibilizzazione per l’eliminazione della violenza sulle donne nella Giornata internazionale che si celebra in tutto il Pianeta. Durante il 2014- secondo i centri specializzati nel nostro Paese che aderiscono a D.i.Re (hanno partecipato alla ricerca 69 centri su 73)- sono state oltre 16.678 le donne accolte e fra di esse ci sono quelle che seguono un percorso di reinserimento dal 2013. Il 26,9% proviene da altri Paesi mentre il 73,1 % è composto da italiane.  Il 60% ha un’età compresa tra i 30 e i 49 anni e si tratta di donne che subiscono violenza da partner ed ex partner che costituiscono l’82 % degli autori di violenza. In questi casi, cioè quando l’autore della violenza è un partner o un ex partner, la richiesta di aiuto avviene circa due o cinque anni dal primo episodio di violenza.

In Italia circa 7 milioni di donne hanno subito violenza, fisica, psicologica nella loro vita. Ma nemmeno il 12% di queste donne hanno avuto la forza di denunciarla. Il nostro Paese, negli ultimi anni, ha fatto progressi sul piano legislativo dotandosi di nuovi strumenti normativi-la legge contro lo stalking, quella per il contrasto al femminicidio,  la ratifica della Convenzione del Consiglio di Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza domestica e sulle donne, definizione “Convenzione di Istanbul”- ma i centri antiviolenza che sono poi i “terminali” sul territorio del fenomeno, continuano a denunciare la cronica mancanza di fondi e di attenzione per il fenomeno. E’ in arrivo, ha confermato oggi la consigliera del Presidente del Consiglio dei ministri in materia di pari opportunità, Giovanna Martelli,  un avviso pubblico per destinare sette milioni di euro allo sviluppo della rete di sostegno alle vittime attraverso il rafforzamento dei servizi territoriali e dei Centri antiviolenza. La presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini ha esortato a non abbassare la guerra e a continuare ad occuparcene. Ha ricordato un recente sondaggio “i cui risultati esterni non esiterei a definire agghiaccianti” secondo il quale il 20 % dei giovani uomini italiani reputa normale che un uomo tradito diventi violento, che meno della metà di tutti gli uomini in Italia si pone dalla parte delle donne mentre il 35 % ritiene che la violenza di genere sia un fenomeno da regolare “tra le pareti di casa”. Chi vive in questo Paese sa che la battaglia è ancora lungi dall’esser vinta e che invece occorre la partecipazione del numero maggiore possibile di uomini e donne di buona volontà perché sia possibile aver ragione di chi, proclamandolo oppure no, continua ad opporsi tenacemente all’eguaglianza tra i cittadini della repubblica senza  distinzioni di pensiero, di  razza,  di aspetto, d’istruzione o  di sesso.

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