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Offensiva aerea russa nei cieli della Siria. I ribelli anti Assad denunciano decine di vittime. Si attende la reazione di Washington

 

Di Pino Salerno

La Russia ha lanciato la sua prima offensiva aerea su obiettivi islamisti in Siria, appena due giorni che il presidente Putin ha parlato alle Nazioni Unite, dove ha richiesto la formazione di una coalizione internazionale contro il terrorismo. Tra i gruppi siriani anti Assad, tuttavia, c’è preoccupazione su questa forzatura russa, perché forte è il timore che le bombe di Putin possano colpire postazioni ribelli siriane piuttosto che i militanti del Califfato. Il portavoce del Ministero della difesa russo ha confermato che la Russia ha colpito strutture militari e infrastrutture di comunicazione “appartenente ai terroristi” nel Paese, nel pomeriggio di mercoledì. Putin ha affermato che la Russia “non intende gettarsi a capofitto” nel conflitto, ma che potrebbe fornire un temporaneo supporto per un’offensiva dell’esercito siriano. Al Pentagono sono convinti che l’offensiva aerea russa non sembra avere come obiettivi le aree conquistate dalle forze del Califfato, e si segnala una profonda insoddisfazione per l’azione militare, soprattutto se mascherata dietro l’apparente offerta di collaborazione con Barack Obama, in occasione dell’Assemblea generale dell’Onu.

I ribelli siriani e i media di opposizione hanno invece confermato che l’offensiva aerea russa ha colpito le province centrali di Homs e di Hama, e che almeno 24 persone sono rimaste uccise. Le forze di opposizione al regime di Assad denunciano inoltre che ad Hama i bombardieri russi hanno colpito la parte nord della città di Lataminah. Il Media Centre di Homs, struttura mediatica dell’opposizione, ha identificato 22 persone uccise sotto i colpi dei bombardieri russo nella città di Talbiseh. Tuttavia, secondo le fonti internazionali, non è stato possibile verificare in modo indipendente queste denunce. Ovviamente, qualora fossero confermati gli attacchi e le vittime, la comunità internazionale dovrebbe intervenire su Putin e sul Comando operativo russo in Siria.

Uno dei comandanti dell’opposizione siriana, Tajammu al Izzah, il cui gruppo opera a nord di Hama, conferma le accuse contro Mosca, e sostiene di essere stato testimone di incursioni aeree russe con lancio di bombe sul quartier generale della sua organizzazione. Se accertata, anche questa accusa proverebbe l’ampiezza della campagna di Siria messa in atto dalla Russia, che ha come obiettivi prioritari i miliziani siriani che si oppongono al regime di Assad, piuttosto che sui membri del Califfato. Non solo. Da quel che si legge nei resoconti preoccupati delle agenzie internazionali di stampa e della stessa New York Times, vi sarebbe anche il rischio di una collisione in volo tra aerei della coalizione americana e aerei russi. Un ufficiale Usa della difesa ha infatti confermato alla Associated Press che “mentre diamo il benvenuto ad un ruolo costruttivo della Russia nello sforzo di debellare il Califfato, l’offensiva di oggi sembra invece indicare che genere di ruolo intende giocare la Russia. Un ruolo che in nessun modo cambierà le nostre operazioni”. Naturalmente, l’ufficiale americano non fornisce alcuna conferma delle accuse contro gli aerei russi, né alcuna valutazione sulla loro efficacia. Tuttavia, ha detto che i russi hanno indicato, mediante una comunicazione all’Ambasciata Usa a Baghdad, che mercoledì gli aerei russi avrebbero dato inizio alla campagna aerea. “La coalizione anti Isis continuerà le missioni aeree sull’Iraq e sulla Siria”, ha aggiunto l’ufficiale, “come pianificato e a sostengo della missione internazionale per la distruzione del Califfato”.

A sua volta, per giustificare l’offensiva aerea russa, il portavoce del Cremlino, dopo aver dato il benvenuto al voto positivo della Duma sulla campagna di Siria, ha detto ai cronisti: “sapete bene tutti che nel territorio della Siria e dell’Iraq alcuni stati, e tra questi gli Stati Uniti, bombardano. Queste azioni non sono coerenti col diritto internazionale. Perché siano legali devono essere sostenute o da una Risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, oppure da una richiesta dello stato dove i raid aerei hanno luogo”. Perciò, ha concluso Ivanov, di fronte alla richiesta di Assad di assistenza militare, la Russia ha una forte legittimazione ad intervenire, sia con la campagna aerea che con l’esercito.

Cosa accadrà ora? Intanto è molto probabile nelle prossime ore una indignata protesta da parte della Casa Bianca. Intanto, alle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri russo Lavrov ha annunciato la presentazione di una Risoluzione al Consiglio di sicurezza per rispettare in Siria i vincoli del Diritto internazionale. Sembra che la Cina potrebbe firmare la bozza di Risoluzione, perché contraria al piano di Obama di destituzione del regime di Assad. La situazione, come si vede, appare estremamente complessa e controversa. Forse, nei cieli e sul terreno della Siria potrebbe riaccendersi un nuovo confronto armato tra le due superpotenze militari.

Da jobsnews

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