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In ricordo di Vera

 

Nei giorni scorsi è morta Vera Schiavazzi, giornalista de “La Repubblica” a Torino. Aveva soltanto 55 anni, come Maria Grazia Capulli, collega del Tg2 che ci ha lasciato anche lei questa settimana.
Che brutto periodo, mentre i ricordi riaffiorano più veloci e chiari del solito.
Vera e Maria Grazia caratterialmente erano molto diverse, avevano la stessa età e condividevano un mestiere che interpretavano entrambe con personalità.
Il ricordo di Vera mi riporta alla Torino di 33 anni fa, quando me la presentò, in un caffè, il mio amico Edmondo Rho. Lei aveva 22 anni, io 27 e già lavoravo in Rai, alla sede di Aosta.
Poi io sono stato a Milano ed infine da vent’anni vivo a Roma. A Torino, in questi anni, sono capitato non più di una volta all’anno, forse meno.
E con Vera, come capita, ci siamo persi.
L’ho chiamata un mese fa, dovevo fare un servizio a Torino e volevo chiederle dei consigli. Così ci siamo visti, un’oretta dopo tanti anni e le chiacchiere di una vita tra un piatto di farro, un po’ di pesce e un caffè.
Si è parlato dei figli, della professione, della vita.
Più anziani, ma non cambiati di tanto. Lei mi prendeva in giro per la flemma, io per il suo puntiglio.
Un’ora e non sapevamo che era per dirsi addio su questa benedetta terra che ci fa conoscere e ci fa dimenticare, che magari crea l’occasione di un incontro e poi cerca di portarti via anche i ricordi.
Ma io ricordo una ragazza di 22 anni, che voleva fare la giornalista e che mi pareva un po’ fanatica nel suo fervore.
Ha fatto la giornalista e l’ha fatto bene, molto bene.
La vita le è scivolata via troppo presto.
Arrivederci.

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