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Gerusalemme. I nuovi muri che confermano l’occupazione

 

Netanyahu rinuncia alla costruzione di altri muri tra i sobborghi palestinesi e le colonie israeliane illegali di Gerusalemme est. Confermerebbero che la città “non è unita”.

Articolo di: Michele Giorgio, Il Manifesto

AGGIORNAMENTI

ORE 11.45 – KERRY: “ISRAELE HA TUTTO IL DIRITTO DI DIFENDERSI. NIENTE TRUPPE INTERNAZIONALI SUL MONTE DEL TEMPIO”

Il segretario di Stato americano John Kerry, in conferenza a Madrid, ha lanciato un appello per la fine della “violenza tra israeliani e palestinesi” esprimendo il sostegno Usa per l’alleato mediorientale. “Israele – ha dichiarato Kerry- ha tutto il diritto del mondo di difendersi”. Ha poi confermato i colloqui dei prossimi giorni con il premier israeliano Netanyahu e con il presidente palestinese Mahmoud Abbas, aggiungendo che la presenza di truppe internazionali sul “Monte del Tempio [Spianata delle Moschee, ndr] non è affatto necessaria”, in quanto “Israele ha più volte detto che non vuole cambiare lo status del sito religioso sacro sia per i musulmani che per gli ebrei”. La proposta di un dispiegamento di truppe internazionali era stata fatta nei giorni scorsi dalla Francia, ma è stata rigettata da Israele, Usa e Giordania.

ORE 10.30 – NETANYAHU RINUNCIA A NUOVI MURI: “GERUSALEMME E’ UNITA”

Il premier israeliano ha appena ritrattato la costruzione di nuovi muri tra sobborghi palestinesi e colonie illegali israeliane a Gerusalemme est. Le barriere, secondo il premier, darebbero l’impressione che “la città non è unita”.

ORE 9.30 – ATTACCO A BEERSHEVA: DUE VITTIME E 11 FERITI.  MORTO ANCHE L’ERITREO SCAMBIATO PER PALESTINESE

E’ morto ieri in ospedale Haftom Zarhum, 29 anni, rifugiato eritreo scambiato per attentatore palestinese colpito ieri da una guardia di sicurezza alla stazione degli autobus di Beersheva, dove un palestinese con cittadinanza israeliana aveva appena ucciso un soldato e ferito 11 persone con il fucile sottratto al soldato stesso. A Beersheva per richiedere il suo visto, abbastanza scuro di pelle da passare per “terrorista arabo”, Zarhum è stato colpito da una guardia subito dopo la sparatoria mentre scappava ed è caduto a terra in una pozza di sangue. Lì la folla lo ha intrappolato con un deambulatore, per poi picchiarlo e calciarlo fino a che non ha perso i sensi. Trasportato in ospedale, è morto dopo dodici ore di agonia. L’autore dell’attacco, che all’inizio si pensava fossero due, era Mohanad al-Obki, beduino cittadino israeliano di Hura. E’ stato abbattuto dalle guardie di sicurezza.

Tra sabato e domenica  scontri tra palestinesi ed esercito israeliano si sono registrati a Gerusalemme e soprattutto in Cisgiordania, quando circa 200 coloni hanno attaccato i villaggi palestinesi di Wad al-Haseen e Wad al-Nasara alle porte di Hebron con sassi e bottiglie incendiarie. Tre persone, tra cui due ragazzini, sono rimasti feriti. Gli abitanti hanno chiesto aiuto ai villaggi vicini tramite i megafoni delle moschee, ma secondo le testimonianze riportate da Maan News, sarebbero stati attaccati con i lacrimogeni dall’esercito israeliano, ben lontano dal prestare soccorso ai palestinesi attaccati.

Ieri il governo israeliano ha dato avvio alla costruzione di una barriera di cemento tra il quartiere palestinese di Jabel Mukaber, il più colpito dalle nuove misure punitive decise da Tel Aviv, e l’insediamento israeliano di Armon HaNatziv, costruito illegalmente nella porzione occupata della Città Santa. Previste altre barriere tra i settori palestinesi e quelli concessi ai coloni.

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Reparti della polizia israeliana sabato sono entrati con decine di uomini a Jabel Mukaber. Hanno circondato una casa e bloccato le strade circostanti, con la copertura di tiratori scelti. Quindi hanno prelevato la madre, il padre e i fratelli di Muataz Oweisat per interrogarli. L’intera famiglia si è ritrovata sotto accusa per l’azione compiuta dal figlio 16enne. Muataz, stando al resoconto ufficiale, è stato ucciso quando ad Armon HaNetsiv – una colonia costruita nella zona occupata di Gerusalemme, un “quartiere” secondo la definizione israeliana – ha estratto un coltello dalla tasca e tentato di colpire un agente durante un controllo della polizia. La Oweisat è una delle famiglie allargate di Jabel Mukaber maggiormente prese di mira dalle autorità.

La partecipazione di suoi membri ad alcuni degli attacchi che dal 1 ottobre hanno ucciso cinque israeliani a Gerusalemme, ha trasformato in potenziali terroristi tutti gli Oweisat, di ogni età, uomini e donne. Da un giorno all’altro possono ritrovarsi senza un tetto sulla testa. A Jabel Mukaber, in linea con le misure decise dal gabinetto di sicurezza israeliano, sono stati consegnati a quattro famiglie palestinesi ordini di evacuazione immediata dalle loro abitazioni che saranno demolite al più presto. Famiglie che potrebbero perdere anche il diritto a risiedere a Gerusalemme, vedersi confiscati tutti i beni e anche il diritto a seppellire i loro congiunti responsabili di attacchi (i corpi saranno inumati in luoghi segreti dalla polizia israeliana). E girano indiscrezioni che, dovessero continuare gli accoltellamenti, le famiglie dei responsabili di questi atti rischierebbero di essere deportate a Gaza. Sono punizioni collettive criticate dai centri per i diritti umani ma che le autorità giustificano con l’urgenza di fermare a tutti i costi quella che in Israele chiamano “Intifada dei Coltelli” e i palestinesi “Intifada di Gerusalemme”.

Ulteriori provvedimenti potrebbero essere adottati in Cisgiordania, dove la legge militare già non prevede le tutele sulle quali, almeno fino a qualche giorno fa, potevano contare le famiglie palestinesi di Gerusalemme. Ieri altri due adolescenti sono stati uccisi dopo aver aggredito un colono e una agente di polizia. Entrambi gli attacchi sono avvenuti nel settore H2 di Hebron sotto il controllo delle forze armate israeliane. Il 18enne Fadil Qawasmeh ha provato a colpire un colono accanto a Beit Hadassah, un edificio in Via Shuhada dove vivono diverse famiglie di coloni ebrei, ma è stato fermato e ucciso. Via Shuhada è nota. A poche decine di metri dalla casbah, un tempo era il cuore pulsante del commercio di Hebron. Dal 2000 in poi per “ragioni di sicurezza” è stata progressivamente chiusa ai palestinesi, su insistenza (o imposizione) dei coloni, e oggi è una strada priva di vita: regna il silenzio, i negozi sono tutti chiusi, gli ingressi di alcuni edifici sono stati sigillati, i palestinesi devono seguire percorsi interni in modo da non transitare davanti a Beit Hadassah e altri edifici dei coloni. Qualche ora dopo, sempre nella zona H2, la 17enne Bayan al-Esseili con un coltello ha ferito a una mano una agente di polizia a breve distanza dalla Tomba dei Patriarchi ed è stata uccisa. In serata si è saputo di un altro tentativo di accoltellamento, ancora ad Hebron. Il palestinese sarebbe stato ferito. Un tentato pugnalamento sarebbe avvenuto in serata anche al posto di blocco israeliano di Qalandiya, tra Gerusalemme e Ramallah.

L’esercito si appresterebbe a ordinare la demolizione immediata delle case di questi palestinesi. Tuttavia questa misura non è più di facile attuazione in Cisgiordania. A Nablus, ad esempio, decine attivisti palestinesi e internazionali, occupano le case di attentatori minacciate di distruzione e, per il momento, tengono lontane le ruspe militari. Lo stesso è accaduto a Surda, il villaggio nei pressi di Ramallah dove c’è l’abitazione del palestinese responsabile due settimane fa dell’uccisione di due israeliani nella città vecchia di Gerusalemme.

La macchina punitiva comunque non è ferma. Mufid Sharbati, un testimone oculare dell’aggressione tentata ieri dal palestinese davanti Beit Hadassah, è stato arrestato dai soldati che hanno fatto irruzione nella sua abitazione e sequestrato un computer portatile, una videocamera e una macchina fotografica. E’ stato arrestato anche Ahmed Amr, responsabile per i rapporti con la stampa del gruppo “Giovani contro le colonie”, alcune ore che aveva pubblicato in rete il filmato dell’uccisione di Fadil Qawasmeh. Venerdì, sempre a Hebron, era stato arrestato un fotoreporter, Bilal Tawil, che aveva ripreso l’uccisione di un palestinese del vicino villaggio di Dura, Eyad Awawdeh, che fingendosi giornalista aveva tentato di accoltellare un soldato nei pressi della colonia di Kiryat Arba. Sono stati fermati e interrogati anche altri reporter. I palestinesi riferiscono di decine di arresti avvenuti in diverse località della Cisgiordania e in alcuni quartieri e sobborghi di Gerusalemme Est, a cominciare da Jabel Mukaber, circondati e bloccati dalle forze di sicurezza. Attende una conferma la notizia dell’arresto due giorni fa in Cisgiordania di 19 attivisti e simpatizzanti di Hamas da parte della polizia dell’Autorità nazionale palestinese.

Fonte: http://nena-news.it

Da perlapace

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