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Baku 2015: un’occasione irrinunciabile per esprimersi liberamente

 

A Baku, Azerbaijan, è stato un primo week end di medaglie e grandi soddisfazioni. Dopo gli argenti nel karate di Maresca e Busà, è arrivato anche il primo oro della coppia Cagnotto-Dallapé nei tuffi sincro con trampolino a 3 metri.

Per seguire e documentare le prestazioni dei propri atleti, sono stati invitati circa 1.400 giornalisti originari dei 50 paesi rappresentati nella manifestazione. Ogni giorno seguono le squadre e i singoli impegnati nelle rispettive discipline, celebrandone i successi e accompagnandoli in gran parte delle competizioni.

Si sa, lo sport è sempre stato un tema piuttosto impermeabile a qualsiasi forma di limitazione del potenziale espressivo. Il giornalista sportivo si occupa di performance e risultati e, in quanto tale, difficilmente può rappresentare una minaccia in termini di propaganda ideologica.

È proprio in veste di questa teorica libertà d’azione che il Commitee to Protect Journalist (CPJ), associazione impegnata da anni nella tutela e difesa dell’esercizio della professione giornalistica, sta cercando di coinvolgere quanti più attori possibili nella diffusione (e conseguente denuncia) del grado di repressione esercitato dalle autorità dell’Azerbaijan sui giornalisti locali.

I numeri, ripresi anche dagli operatori di RSF, descrivono un paese ai limiti della dittatura:

  • Primo paese in Europa per numero di giornalisti detenuti (12);
  • Quinto paese al mondo con il più elevato grado di censura;
  • 162° su 180 nel Freedom Press Index 2015;
  • 2 dei 4 canali televisivi indipendenti chiuso negli ultimi 4 anni;

CPJ invita i giornalisti tutelati dall’ “Olympic Charter” ad allargare il proprio campo d’indagine alle condizione politiche, economiche, ambientali e soprattutto umane in cui sono stati allestiti i giochi. Gli Europei di Baku rappresentano infatti un’occasione di irripetibile importanza per catalizzare le attenzioni delle grandi organizzazioni umanitarie sugli abusi e le violenze esercitate dal governo Alijev.

Per rendere virale il messaggio della campagna, nell’ articolo “Baku 2015: Press Fredom, Azerbaijan and European Games”, Nina Ognianova (Coordinatrice del programma Europa-Asia Centrale per CPJ) elenca infine gli hastag dimostrativi del movimento:

  • #KhadijaIsmayilova, in riferimento alla necessaria scarcerazione di Khadija Ismaylova, giornalista d’inchiesta di fama internazionale detenuta dal Dicembre 2014 con una serie di capi d’accusa di discutibile attribuzione
  • #RealBaku2015, in ironica opposizione a #HelloBaqu, l’hashtag ufficiale della manifestazione, rispetto al quale vuole svelare tutto il marcio che si cela dietro l’organizzazione.

A due giorni dall’inizio della manifestazione, i 1.400 giornalisti accreditati divideranno le prossime settimane tra sale stampa, dirette televisive e interviste ai vari protagonisti. Lo sport e le emozioni da esso generate saranno l’argomento di punta degli Europei di Baku 2015; i risultati dei singoli atleti verranno celebrate in lungo e in largo, ma la speranza è che, tra una medaglia e un podio, i giornalisti trovino il tempo per difendere e ribadire quel diritto d’espressione senza il quale, indipendentemente dal paese d’origine, non potrebbero esercitare la propria professione.

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