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Scuola ingrata! Caffè del 5

 

Mattarella firma, dice la Stampa. Non individuerà ragioni sufficienti – una incostituzionalità così palese – da spingerlo ad anticipare l’eventuale giudizio negativo della Consulta. E “si terrà alla larga dal ruolo di colegislatore svolto invece da Giorgio Napolitano”, scrive Ugo Magri. “Al massimo – chiosa Marzio Breda sul Corriere – potrebbe rendere pubbliche alcune osservazioni o in coda alla legge stessa o attraverso un’esternazione ad hoc”. Dunque, conclude Stefano Folli per Repubblica, “da ieri sera Matteo Renzi è il padrone della legislatura…concentra nelle sue mani un potere senza precedenti: il potere di determinare le liste elettorali e di fare del prossimo Parlamento un’assemblea dominata dai fedeli al premier. Il potere, se vincerà le prossime elezioni, di essere a tutti gli effetti pratici eletto dal popolo. Persino il potere di scioglimento del Parlamento, che non sarà più un’esclusiva del Capo dello Stato ma diventerà quantomeno un condominio fra il Quirinale e un premier mai così forte”.

Maria Elena esulta. Vestita di rosso, prodiga di baci per il Migliore strappato a Vendola, di delicate carezze per l’alleato Alfano, trionfante in televisione con Lilly Gruber. Questa giovane avvocato è riuscita a dominare il Parlamento, usando il canguro cancella-emendamenti, abusando della fiducia, tenendo il conto dei favorevoli, ma anche con la grinta con cui ha ridotto a comparsa una concorrente considerata dura come la Finocchiaro. Renzi invece è (ancora) debole, lo scrive Orsina sulla Stampa. “Perché è un primo ministro non eletto e si appoggia su un Parlamento del quale la Corte Costituzionale ha messo in questione la legittimità. E non potrà andare alle urne fin quando non sarà giunta in porto la riforma del Senato o non sarà riuscito a estendere il nuovo sistema di voto al Senato”

334 sì, 61 no, i partiti d’opposizione tutti fuori dall’aula. Con questa maggioranza, trasformista e impaurita, il governo non avrà pace. Va bene che, senza Aventino, una pattuglia di verdiniani gli voterà di tutto, ma questo renderà la minestra – se possibile – più indigesta, impresentabile, dissonante con la narrazione del coraggio e della lealtà. Ecco che si apre la caccia alle minoranze Pd. Non per espellere, come pretenderebbero certi idioti che pullulano in rete, ma per succhiarne l’anima. “Gianni, vuoi la direzione de l’Unità?” “Vannino, avevi ragione, facciamo senatori i più votati nei consigli regionali”. “La riforma della scuola? Si cambi: emendate!” Naturalmente se Gianni, Pierluigi, Vannino, risponderanno “presente”, avranno smesso di far politica. D’altronde, già da qualche tempo i loro tentennamenti, il ridursi a presentare qualche emendamento, la paura di parlar chiaro sono stati la migliore fonte di legittimazione del progetto renziano.

Un Sindaco, un Governatore, un Premier. Ma anche un preside, un super manager, un amministratore delegato. Basta corpi intermedi. Sindacati, associazioni, assemblee elettive, che perdita di tempo! Meglio delegare tutte le riforme al governo. Contestare un tale progetto, ecco il compito della sinistra, del Pd o non del PD. Progetto pericoloso, perché nel migliore dei casi farà emergere una dialettica sistema-anti sistema. Velleitario, perché finanza, gruppi di potere, mafie, corrotti e corruttori, condizioneranno meglio un uomo solo al comando.

Serve una sfida aperta e leale, che costringa il premier a venire a patti o a rompere davvero. Nell’uno e nell’altro caso ne uscirà ridimensionato. Altrimenti, dentro o fuori dal PD, rassegnamoci all’irrilevanza, a divenire spettatori dello scontro tra Partito della Nazione e M5Stelle, o, se in Grillo prevarranno le pulsioni suicide, alla sfida Salvini – Renzi. Quanto a me, corro in piazza tra insegnanti e studenti.

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