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L’Italicum, brutta copia del Mattarellum

 

La riforma in nome della quale l’attuale presidente del Consiglio-segretario del Partito democratico, in due parole Matteo Renzi, ha condotto più di cinquanta deputati del suo partito a votare no, è ormai diventata legge dello Stato.

E  il politologo Roberto D’Alimonte, che insegna in un’università privata di moda nella capitale, è molto soddisfatto per la vittoria e naturalmente ritiene che la richiesta di chiedere la fiducia da parte di Renzi sia stato necessario: “i governi-sottolinea-quando considerano una materia prioritaria sono legittimati a mettere la fiducia. E’ un atto di chiarezza”. E ancora:” Sa quanto aveva preso la legge che Sartori battezzò sul “Corriere della Sera” come il mattarellum nell’ultima votazione alla Camera più di vent’anni fa? 287 voti. E il Porcellum di Calderoli ? 323. E bisogna tener conto che al Senato lo stesso identico testo è stato votato da Forza Italia che oggi è contro per ragioni del tutto estranee alla legge.”

Essendo per molti aspetti proprio lui l’ispiratore della nuova legge elettorale non c’è da stupirsi più di tanto ma resta il fatto che, a parte la difesa di ufficio, che D’Alimonte ritiene di dover fare della costituzionalità della legge ritenendo che la soglia del 40 per cento richiesto dalla legge sia sufficiente a sancire il rispetto della legittimità costituzionale, il politologo nega che sia una tappa verso il presidenzialismo. Ritiene anzi almeno in astratto che i contrappesi siano molti: “L’Europa; le elezioni; un presidente della repubblica  con poteri non simbolici  eletto, secondo la riforma, con il sessanta per cento dell’assemblea; una Corte costituzionale molto autonoma; un referendum propositivo e un referendum abrogativo che abbassa drasticamente il quorum;la magistratura più indipendente del pianeta:”.

E il giornale gli chiede ancora se qualcosa succederà dopo quest’approvazione. Il politologo ne è convinto. “Sono certo – conclude – che sulla riforma costituzionale Renzi qualcosa concederà”.  Aggiungiamo noi: dopo aver abolito il Senato, piuttosto che tenere un’assemblea che ha molti meno poteri della Camera ed è formato da consiglieri regionali, sindaci e altre categorie, tutti nominati o scelti da altri elettorati. Se l’intervista del Sartori dei nostri tempi (ma era meglio l’originale, secondo il mio modesto avviso) fa tralucere la soddisfazione di chi non ama particolarmente la nostra carta costituzionale o il nostro sistema politico e ne ama piuttosto altri in giro per il mondo, resta l’amaro in mondo a chi ha seguito la lunga discussione come una lotta interna al partito di maggioranza e al desiderio di Renzi di lasciare la sua impronta soggettiva a questa fa se della nostra storia politica e costituzionale.

E non ha visto nelle soluzioni trovate, almeno fino ad oggi, un passo avanti a favore dei cittadini consapevoli della nostra storia e preoccupati per il futuro. Possiamo sbagliarci e ne faremo, se sarà il caso ammenda, ma per ora  dobbiamo sottolineare che la nostra Costituzione non ha guadagnato nulla rispetto a altre possibili leggi elettorali né rispetto alla necessità  pure presente in tanti costituzionalisti di ottenere un testo più fedele allo spirito e alla legge della Carta.

Gaetano Azzariti ha elencato con chiarezza i punti critici:” Sono i quattro pilastri della legge: il premio attribuito anche a una lista dalla scarsissima rappresentanza reale; i capilista che per i partiti piccoli e medi riguarderà il 100 per cento degli eletti; le multi-candidature che rimetteranno nel partito la scelta dell’eletto;la diversità delle norme tra Camera e Senato che introduce un’assoluta irrazionalità del sistema.” “La legge-aggiunge Azzariti e sono del tutto d’accordo con lui-annulla il necessario principio della rappresentanza democratica.” Di fronte a critiche come queste ultime che ho riportato c’è proprio da sperare che qualcosa succeda attraverso un giudizio della Corte Costituzionale o un’azione politica efficace.

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