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“Le banche entrano nel mercato immobiliare”. Intervista a Daniele Polverino

 

Nelle scorse settimane si è levata una grande protesta da parte degli intermediatori immobiliari, anche loro sono scesi in piazza per protestare conto il governo Renzi, in seguito all’approvazione del decreto “Sblocca Italia”, con il quale si permette alle banche di entrare nel mercato immobiliare entrando in concorrenza proprio con la categoria degli agenti immobiliari. Le prima protesta è avvenuta a Salerno, lo slogan semplice ma preciso: “Ferma la Banca”.  Noi abbiamo ascoltato il dott. Daniele Polverino, uno dei deus ex machina della protesta per capire meglio cosa sta accadendo.

Iniziamo a far chiarezza e a far capire ai nostri lettori chi è un intermediatore immobiliare, come vi si ci diventa e qual è il suo compito?
L’agente d’affari in intermediazione (o più semplicemente, il mediatore) è colui che mette in relazione due o più parti per la conclusione di un affare, senza essere legato ad alcuna di esse da rapporti di collaborazione, di dipendenza o di rappresentanza. Lo si diventa dopo aver frequentato un corso di preparazione all’abilitazione obbligatorio, un esame in camera di commercio per l’abilitazione all’esercizio della professione e la conseguente iscrizione al REA settore agenti immobiliare della camera di commercio.

Nei volantini che avete distribuito, durante i vostri interventi in pubblico scrivete e parlate di terzietà, ma cosa vuol dire?
La terzietà sta nel fatto di mettere in relazione due o più parti senza essere legato ad alcuna di esse da precedenti rapporti di collaborazione, dipendenza o di rappresentanza. Una banca nei confronti di un suo cliente ha già un rapporto.

Quali sono gli obblighi a voi imposti dalla legge? Quali rischi correte in caso di condotta sleale?                                                                                                                                                       La legge ci impone prima di tutto che per un agente immobiliare non può esistere più di una sede lavorativa, (le banche, invece, hanno un solo rappresentante con un punto vendita in ogni filiale),  non possiamo dedicarci, oltre all’intermediazione, ad altre attività per non incorrere in un chiaro conflitto d’interessi, non possiamo segnalare mutui. Il rischio nel quale incorriamo per un’eventuale azione sleale varia dalla semplice ammonizione, alla sospensione piuttosto che la radiazione.

Siete scesi in piazza, avete protestato anche voi contro le banche. Perché?
Protestiamo contro le banche perché il governo ha fatto in modo di poter bypassare tutte le regole. Si permette alle banche di entrare nel libero mercato, concedere mutui e vendere appartamenti con una sola operazione eludendo, così, tutte le normative a noi imposte. Noi a Salerno siamo stati un po’ dei pionieri, ma ci hanno anche seguito colleghi di altre città e adesso ci hanno offerto il proprio appoggio i notai salernitani.

In pratica, cosa sta accadendo?
Le banche hanno un portafoglio clienti davvero notevole, sono a conoscenza esattamente di tutti coloro hanno bisogno di un mutuo, o di acquistare un appartamento. In questo modo, entrando nel mercato immobiliare possono offrire tutto questo eludendo il nostro lavoro, approfittando di chi è in sofferenza e non può pagare i mutui pattuiti.

Cioè cosa potrebbe avvenire?
Una banca suggerisce al proprio cliente, che non può più pagare il mutuo di mettere in vendita l’appartamento evitando di procedere legalmente guadagnandoci, così, due volte. Ma questa è una mia idea. Per ora si sta verificando la loro intromissione nelle nostro mercato. Però c’è dell’altro.

Cosa?
Un disegno di legge sta per donare alle banche la vendite di immobili ad uso non abitativo, che, inevitabilmente, saranno redatti dagli studi legali delle banche stesse. Senza alcuna tutela per chi compra. Senza “imparzialità”. Che noi, agenti immobiliari, siamo in grado di garantire.

Sicuro che non si tratta di interessi di categoria?
Se salvaguardare il nostro lavoro, quello per il quale ci siamo qualificati e per il quale continuiamo ad aggiornarci, vuol dire salvaguardare un interesse di categoria le rispondo di sì. In Italia siamo 30.000, per non contare i nostri collaboratori e le segretarie dei nostri uffici.  La posta in palio è altissima. E poi sa cos’è successo?

No, mi dica.
Le banche hanno contrattualizzato alcuni miei colleghi che, però, non possono rappresentare gli istituti. C’è da combattere anche contro di loro che hanno accettato tutto questo.

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