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Diffamazione. Le querele sono il cavallo di Troia della censura. Perché

 

Di Alberto Spampinato

In molti paesi ci sono scappatoie e vuoti legislativi che permettono di abusare facilmente di queste accuse per intimidire i giornalisti

In molti paesi, anche nella libera Europa, le leggi che puniscono la diffamazione a mezzo stampa sono arcaiche e consentono al potere e ai potenti di mettere a tacere giornali, giornalisti e blogger che diffondono informazioni sgradite. Alcune scappatoie, alcuni vuoti legislativi permettono di abusare delle denunce per diffamazione. Gli abusi sono facili e difficilmente evitabili dalle leggi attuali.

In questi paesi, alle vere e proprie minacce si sommano accuse di diffamazione false e prive di fondamento mosse per intimidire i giornalisti. Denunce per diffamazione false e infondate possono bloccare notizie di indubbio interesse pubblico, possono imporre l’autocensura e una censura vera e propria in una nuova forma che si nasconde sotto altre vesti.

In Italia queste cose accadono da anni. Ossigeno lo ha dimostrato pubblicando i nomi di oltre duemila vittime. Le intimidazioni contro i giornalisti sono frequenti, numerose e allarmanti. Eppure il Parlamento non aggiorna le leggi arcaiche e punitive che le consentono. In molti altri paesi la legislazione è simile, presenta gli stessi vuoti, consente le stesse scappatoie e gli stessi abusi.

Che fare? Depenalizzare la diffamazione a mezzo stampa, abrogare le pene carcerarie sono le prime cose da fare, ma non bastano. Dobbiamo aprire gli occhi su queste cose. Dobbiamo ricordare che il diritto è nato per far prevalere l’interesse pubblico. I sistemi giuridici distinguono nettamente fra reati intenzionali e non intenzionali, ad esempio fra “omicidio colposo” e omicidio volontario. Perché in alcuni paesi la legge non distingue la diffamazione dovuta a negligenza dalla diffamazione volontaria, intenzionale? Perché in molti paesi la diffamazione è sempre considerata intenzionale?

Quando si fa di tutta l’erba un fascio si sacrifica la libertà di informazione. Se teniamo veramente a questa libertà, dobbiamo difenderla e proteggerla attivamente. La legge deve punire chi deliberatamente ostacola il nostro diritto di esprimerci e di essere informati.

È strano a dirsi: in Italia e in altri paesi le leggi sanzionano chi ostacola qualsiasi diritto, ma non chi ostacola la libertà di informazione, che è un diritto universale.

I nostri occhi sono chiusi di fronte a ciò che accade. Dobbiamo aprirli e guardare bene queste cose. Dobbiamo chiudere i buchi che permettono gli abusi, che permettono le intimidazioni e la censura. Dobbiamo assistere le vittime di false accuse di diffamazione, dobbiamo aiutarle a resistere agli attacchi dei prepotenti.

ASP

Da ossigenoinformazione.it

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