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Un modo efficace per combattere le mafie

 

La cronaca politica, a differenza di quella parlamentare che continua ad essere scialba e piuttosto monotona con qualche rara eccezione (e per vitalizzarsi ha bisogno di seguire i discorsi oltranzisti di Matteo Salvini, nuovo capo dei leghisti, o il prevedibile duello che si instaurerà nel centro-sinistra con l’arrivo di Maurizio Landini con un leader spostato a destra come Matteo Renzi nel Partito democratico) è sempre frizzante di fronte agli scandali che si succedono come se piovesse e ai nuovi particolari che sembrano finalmente emergere sul caso Moro che a chi scrive continua ad apparire come il più grande mistero della repubblica.

In questo senso assume maggiore importanza quello che resta, nell’attuale crisi repubblicana, uno dei problemi maggiori dal punto di vista istituzionale, politico e culturale: che cosa dobbiamo fare per aver ragione delle associazioni mafiose  che percorrono la penisola, fanno affari di miliardi, inquinano la politica e costituiscono, secondo  un’opinione condivisa dai maggiori esperti e specialisti del problema e di molti tra i politici più accorti anche a livello internazionale, uno degli obbiettivi più importanti della lotta contro il  fenomeno mafioso nel nostro Paese.

Ora negli ultimi tempi si sono verificati alcuni episodi importanti. Per la prima volta il Parlamento europeo ha approvato un documento di analisi e di indirizzo sull’esistenza e sulla pericolosità delle mafie a livello dell’Unione europea; inoltre la Commissione Europea ha licenziato una relazione sulla corruzione particolar mente diffusa nel nostro Paese e il Parlamento europeo ha predisposto una bozza di direttiva sulla confisca dei beni proventi dei reati di mafia e di corruzione. In Italia le commissioni Garofoli e Fiandaca hanno presentato le loro relazioni finali per una moderna politica contro la mafia che contengono proposte specifiche di modifiche del Codice delle misure di contrasto del fenomeno criminoso. Dagli orientamenti europei e dalle proposte delle due commissioni italiane si possono dedurre alcune priorità che le organizzazioni condividono e che vale la pena ricordare.

Primo punto: armonizzare le legislazioni dei paesi aderenti all’Unione Europea con l’introduzione nei loro codici penali. Il reato di partecipazione alle organizzazioni criminali, valorizzando adeguatamente l’esperienza italiana della legge Rognoni-La Torre e considerando le particolarità nazionali nei limiti dell’obbiettivo paritario di garantire la più efficace cooperazione giudiziaria internazionale;  la confisca dei beni proventi del reato;  la regolamentazione del riuso sociale dei beni confiscati alle mafie;  il coordinamento europeo per favorire la confisca in paesi terzi.

Secondo punto: superare le diverse criticità emerse con l’approvazione della legge 149/2011(cd Codice Antimafia), quali i tempi brevi di prescrizione rispetto a quelli lunghi del processo, le disfunzioni tra sequestro e confisca del bene, la sua continuità produttiva e il riuso sociale;

Terzo punto: rivedere l’intera gestione dei beni sequestrati e confiscati compresa quella del FUG per impedire che patrimoni immobiliari e finanziari possano rimanere inutilizzati e perdersi;

Quarto punto: l’agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati deve essere potenziata e accompagnata da  una governance partecipata dalla rappresentanza degli interessi sociali;

Quinto punto: regolamentare e armonizzare l’amministrazione giudiziaria dei beni confiscati alle mafie considerando la tipicità del fenomeno criminale e l’urgenza di dimostrare che l’amministrazione dello Stato e della Giustizia sono trasparenti e più efficienti del sistema mafioso;

Sesto punto: attivare i tre miliardi, attualmente congelati nel Fug, quale fondo di garanzia e di rotazione affinché le aziende sequestrate non escano dal ciclo produttivo e dal mercato; in parte usarli per la gestione dei beni confiscati destinati agli enti pubblici e per il rafforzamento operativo della giustizia e l’incremento dei fondi per le vittime di mafie, racket ed usura.

Settimo punto: realizzare in tempi brevi l’Anagrafe nazionale antimafia per il rilascio veloce della certificazione antimafia ai soggetti richiedenti. Il rapporto delle organizzazioni che lottano contro le associazioni mafiose dedica la parte finale a considerazioni che chi scrive condivide in pieno e che vorrei sottolineare. “Da tempo-afferma il rapporto che è stato scritto da Li bra,dal Centro di Accoglienza Padre Nostro,dal Centro Pio La Torre, dalla Fondazione Rocco Chinnici ,dal Coordinamento siciliano SOS Impresa-la cosiddetta finanziarizzazione delle mafie, adeguatesi all’evoluzione del sistema economico globale ha generato nuove reti trans nazionali criminose. Esse vanno analizzate in profondità dalla Commissione parlamentare Antimafia. Potrà servi re da esempio quanto ha fatto con le relazioni conclusive  del 1976, la Commissione Antimafia che descrisse il volto nuovo delle associazioni di stampo mafiose e dalle quali nacquero la tipizzazione del reato e la confisca dei beni Rognoni-La Torre.

Oggi la Commissione ha il compito storico di: indagare le moderne forme del sistema politico-mafioso-corruttivo per predisporre l’adeguamento della legislazione;  -pervenire all’approvazione della proposta di legge di  iniziativa popolare sulla tutela del lavoro nelle aziende confiscate già in discussione alle Camere; -rafforzare nel rispetto della privacy le pratiche e i sistemi investigativi  per colpire le reti criminose. -inserire stabilmente nei programmi scolastici l’insegna mento della “Storia dell’Antimafia sociale, politica e istituzionale nell’Italia contemporanea”: E inoltre: “La diffusione della  corruzione rende il nostro paese poco attraente per gli investimenti esteri; vanno rimosse per una politica rigorosa anti corruttiva migliorando e rendendo incisiva la legge Severino e il conflitto di interessi; deve essere introdotto nel nostro sistema giudiziario l’obbligo della “sospensione della candidabilità”  di ogni soggetto rinviato a giudizio per reati di mafia e contro la pubblica amministrazione.” Il rapporto-lasciatemelo dire-si presenta come una piattaforma importante per voltare pagina e scrivere un capitolo nuovo per una storia difficile e tormentata come quella dell’Italia e del vecchio continente europeo.

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