Giornalismo sotto attacco in Italia

“Pride”, storia di una strana solidarietà

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C’è poco di più inconciliabile di un gruppo di minatori del Galles e una comunità di gay di Londra. Eppure quel poco può diventare tantissimo, se è la comune lotta per i propri diritti. Il film Pride è la storia di questa strana solidarietà, difficile e frenata da pesanti pregiudizi, tra un gruppo di minatori impegnati nel duro sciopero contro le riforme della Thatcher e un gruppo di attivisti omosessuali, che decide di sostenerli con una raccolta fondi.

E’ il rappresentante dei minatori il primo a dover rompere il ghiaccio andando a Londra a parlare nel locale gay, dove tutti sono pronti a fischiarlo. “Io sono venuto qui per dirvi grazie – dice mentre la sala si ferma nell’attenzione – perché quando uno deve battersi contro un avversario molto più forte, sapere che ha un amico in più è molto importante”.

Ben diverso il trattamento che i minatori riservano al gruppo LGSM (lesbiche e gay sostengono i minatori) quando vanno nel villaggio a presentarsi nel loro ritrovo. Prima c’è il rifiuto, poi nasce la solidarietà – grazie soprattutto al coraggio anticonvenzionale delle donne e alla tenacia del giovane leader omosessuale Mark Ashton.

Più il film va avanti, più la differenza dei gruppi si scioglie nel comune impegno di resistenza e di lotta. Anche se la minoranza diffidente dei minatori riesce a interrompere il sodalizio. Lo sciopero finisce con una marcia dei minatori che affermano il loro onore nonostante le dure condizioni poste dalla Tatcher, a cui partecipa defilato anche il gruppo LGSM.

Sembra tutto finito lì, ma quando i gay organizzano il primo Gay Pride a Londra, nessuno dei LGSM vuole credere ai propri occhi, vedendo arrivare una fila di pullman di minatori a dar manforte, così tanti da essere messi ad aprire il corteo.
E’ una scena così bella. che mi tocca in profondità, là dove ho la cicatrice del Jobs Act.
Mi vengono in mente le parole del filosofo Tzvetan Todorov “L’idea di resistenza è fondamentale nella vita democratica. Bisogna che la gente possa intervenire, ma questo richiede di essere sufficientemente vigilanti, coraggiosi e attivi”.

L’azione del LGSM ha spinto il Labour Party ad assumere la causa dei diritti dei gay nel proprio programma.
Mark Ashton si è battuto fino alla fine per tenere insieme chi lotta per la propria dignità. E’ morto a 26 anni, di Aids.


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