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L’Unità al bivio, Veneziani e il Pd rilanciano

 

di Claudio Visani*

Tra qualche giorno, il 30 novembre, scadrà la proroga concessa dai liquidatori della Nie (Nuova iniziativa editoriale) agli acquirenti interessati a rilevare l’Unità. La proroga è stata decisa perché le offerte avanzate dagli editori interessati, in primis quella dell'”editore del gossip”, Guido Veneziani (Stop, Top, Vero, Rakam), non sono state ritenute “congrue”, ovvero sufficientemente solide. Una doccia gelata per i giornalisti, visto che sia Veneziani sia il Pd avevano già dato per certo il subentro e, addirittura, l’uscita della nuova Unità in edicola entro l’anno. L’editore aveva anche rilasciato interviste anticipando la sua idea di giornale e la nomina di un direttore “giovane”.

 Veneziani e il Pd integrano l’offerta di acquisto.
Ma ora Veneziani e il Pd rilanciano. L’offerta finale dovrebbe essere formalizzata nelle prossime ore. La proposta di salvataggio de l’Unità è stata riformulata. L’editore dell’omonimo gruppo editoriale dovrebbe presentare una nuova offerta (la valutazione della testata dovrebbe rimanere attorno ai 10 milioni di euro) per rilevare il quotidiano con una “newco” a cui parteciperebbe con una quota minoritaria (attorno al 5%) la nuova Fondazione EYU per l’editoria del Partito democratico, che già ha rilevato la testata online Europa e che ha come capofila la tv del partito, Youdem. L’offerta questa volta dovrebbe essere accompagnata da una fidejussione bancaria a garanzia del successivo acquisto, dopo un periodo di alcuni mesi di affitto di testata, fino all’omologa da parte del tribunale davanti a cui è stata presentata proposta di concordato preventivo per la Nie, la vecchia società editrice messa in liquidazione.

E il Cdr, preoccupato, si appella al Pd
Il comitato di redazione del quotidiano fondato da Antonio Gramsci è comunque preoccupato e scrive in una nota: “Sono trascorsi 4 mesi dalla chiusura e i giornalisti de l’Unità aspettano ancora un’offerta concreta che rilevi la testata e garantisca l’occupazione. Avevamo accolto con soddisfazione l’offerta presentata dall’editore Guido Veneziani assieme alla fondazione Eyu del Pd. L’offerta tuttavia è stata giudicata dai liquidatori non adeguata in alcuni suoi profili, e sono state chieste garanzie sull’impegno finanziario e sui tempi di pagamento, garanzie che dovranno arrivare entro la prossima settimana”.

“Restano pochi giorni per salvare il giornale e la sua redazione – aggiunge il Cdr – in questo momento così importante i giornalisti chiedono al Partito democratico un impegno formale a rafforzare l’offerta nei suoi profili finanziari, passo necessario per evitare che i lavoratori – già colpiti dalle gravi inadempienze dei soci e degli amministratori della Nie e dalla perdita del lavoro – siano addirittura chiamati a rinunciare a una parte dei loro crediti. Serve uno sforzo aggiuntivo in nome della tutela dei lavoratori: siamo convinti che il Pd non mancherà di sollecitarlo”.

La provocazione di Libero: “Pornodive colleghe dei cronisti de l’Unità”.
Ma non è solo questa la preoccupazione dei giornalisti, ma anche della “comunity” e dei lettori de l’Unità. Nelle scorse settimane sono usciti articoli, interviste e notizie che facevano immaginare una “mutazione genetica” del quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Da giornale politico e saldamente ancorato a sinistra, a quotidiano “nazional-popolare” con “venature di rosa”. Alcuni giornali si divertono a sbertucciare i cronisti de l’Unità. “Pornodive e veline come future colleghe”, scrive ad esempio Libero, ricordando che tra i collaboratori delle testate di Veneziani ci sono personaggi come Eva Henger, Lory Del Santo, la Lecciso e alcuni protagonisti del Grande Fratello.

Le incognite su piano editoriale, tagli e nuova redazione in salsa renziana
Nonostante questo, i giornalisti de l’Unità che pure all’inizio avevano accolto con scetticismo la prospettiva di essere rilevati da un editore del gossip, ora si aggrappano a quell’unica prospettiva, l’abbinata Veneziani-Fondazione EYU sulla carta editorialmente solida, per poter tornare di nuovo in edicola. Anche se non è ancora non è per niente chiaro, ammesso e non concesso che l’offerta venga accolta dai liquidatori, come sarà la nuova redazione.

Un piano editoriale ancora non c’è, o se c’è non è stato rivelato. L’editore Veneziani si è limitato a dire che vuole “un giornale popolare” e che punterà su una squadra e un direttore “giovani”. Di organici non si è parlato. Non si sa quanti dei circa 60 giornalisti della vecchia redazione saranno “tagliati”, anche se si è ipotizzata una redazione con una trentina di giornalisti. E tra le voci che sono circolate, c’ è anche quella che il Pd propenderebbe per un cambio radicale delle firme, semmai con innesti dalla redazione di Europa che è assai più vicina a Renzi di quanto lo sia stata quella de l’Unità, che al contrario si è invece caratterizzata per la sua vicinanza alla attuale minoranza interna del Pd. Di sicuro, ogni riassunzione verrebbe fatta a condizioni del tutto diverse dal passato, azzerando le anzianità e per potere usufruire delle condizioni di sgravi previdenziali previsti dal Fondo per l’editoria e dalla Legge di stabilità. Quel che appare certo è che, se nascerà, la nuova l’Unità sarà sicuramente in salsa renziana.

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