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L’importanza del Nobel per la Pace a Malala

 

Il conferimento del premio Nobel per la Pace, specie dopo quello vinto da Obama nel 2009, per molti ha perso di significato. In passato questo Nobel era già stato conferito a discutibili personaggi politici come Henry Kissinger, ma anche a tante persone che si sono battute per il disarmo, per la pace e per la libertà come Nelson Mandela e Aung San Suu Kyi. Ieri questo riconoscimento è andato a Malala Yousafzai e a Kailash Satyarthi “per la loro lotta contro la soppressione dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all’istruzione”. Ancora oggi nel mondo più di 60.000.000 di bambini non hanno la possibilità di ricevere un’istruzione, nei Paesi in via di sviluppo 1 bambina su 3 si sposa prima dei 18 anni, sono 14 milioni all’anno, quasi 39.000 al giorno.  Malala Yousafzai ha solo 17 anni, il 9 Ottobre 2012 fu vittima di un attentato da parte dei fondamentalisti che volevano impedire a lei e alle bambine del Pakistan di poter ricevere un’istruzione al pari dei bambini maschi. Malala non si è arresa, le minacce ricevute da parte dei talebani non hanno fatto altro che accrescere la sua determinazione e accendere i riflettori su questa terribile ingiustizia. Malala è una giovane donna musulmana, la sua fede non ha niente a che fare con chi, in nome della religione, propaga fondamentalismi e violenza e questo è estremamente rilevante, specialmente ai giorni nostri dato che ormai troppe persone associano la sua religione al terrorismo. Lei ha scelto di lottare affinché a tutti bambini del mondo sia garantito il diritto di studiare, già da piccola diceva: «Non mi importa di dovermi sedere sul pavimento a scuola. Tutto ciò che voglio è istruzione. E non ho paura di nessuno». L’istruzione è l’arma più potente, quella che più di tutte fa paura a chi vorrebbe un mondo dominato dalla forza, dalla paura e dall’oscurità. Chi è interessato ad evolversi culturalmente usa la ragione, la conoscenza e la propria curiosità per osservare e ragionare sui fatti nel mondo e seppur nel nostro paese l’istruzione di base è garantita per tutti, assistiamo ad un inquietante processo di analfabetizzazione: Il linguista Tullio De Mauro ha rivelato che più della metà degli italiani ha difficoltà a comprendere l’informazione scritta e molti anche quella parlata. Se l’analfabetismo totale in Italia si aggira intorno all’1%, l’analfabetismo di ritorno raggiunge punte del 28% per competenze nella lettura. La lotta di Malala affinché ogni persona possa essere istruita e libera non è importante solo per quei paesi governati da menti oscurate e violente, è importante anche per noi che possiamo scegliere, senza che qualcuno ce lo impedisca con la forza, di poterci migliorare per costruire una rete di fratellanza, al di la della nostra provenienza e del nostro credo religioso.

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