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A me che importa? Caffè del 14

 

Cos’è successo ieri? È stato “Decapitato un altro ostaggio”, Corriere della Sera. Questa volta il prigioniero inglese. Ecco “L’ultimo orrore della jihad”, Repubblica. È successo pure che Papa Francesco abbia di nuovo alzato la voce contro la guerra, una terza guerra mondiale “che si sta combattendo a pezzi”. E lo abbia fatto a Redipuglia, davanti ai morti della Grande Guerra, accusando chi vende armi, chi fa affari affari con la guerra e chi, come Caino, guarda altrove e dice “a me che importa?”. I giornali hanno guardato altrove. Non troverete,sull’omelia papale, che frettolosi richiami in prima pagina su Repubblica e Corriere, e niente su la Stampa.

È successo pure che i titoli dei giornali tornino a lodare la determinazione di Renzi che tiene testa all’Europa. La Stampa, “Sfida all’Europa”. Repubblica -a pagina 6-, “Renzi incalza l’Europa. Se è solo spread è finita. Io testa dura, vado avanti”. Corriere, “La UE incalza: le riforme vanno attuate. E Renzi insiste: sbloccate 300 miliardi”. Ritrovato il condottiero,insomma, ma i commenti sono più critici.

Così Sergio Romano scrive del “sospetto ricorrente”. “Renzi ha acceso qualche nuova speranza, ma il modo in cui saltella da un annuncio all’altro e sembra essere continuamente alla ricerca di un nuovo obiettivo, a maggiore portata di mano, comincia a creare diffidenza e scetticismo”. Luca Ricolfi parla di una “Agenda sbagliata del premier. “Per vincere le inevitabili resistenze delle mille lobby…Renzi doveva dare assoluta priorità al mercato del lavoro, ai tagli di spesa e alla riduzione del costo del lavoro per le imprese, lasciando che le riforme delle regole elettorali e istituzionali facessero tranquillamente il loro corso parlamentare”.

Eugenio Scalfari sostiene che ci sono modi diversi, dalla riforma del mercato del lavoro e abrogazione dell’articolo 18, per “adeguare gli impegni suggeriti (ma a questo punti, imposti) dall’Europa e dalla BCE”. Questi modi “riguardano in prima linea il capitale e i suoi possessori, riguardano la finanziarizzazione delle aziende, riguardano nuovi progetti, nuovi prodotti, nuove tecnologie nuovi investimenti. Riguardano la diminuzione delle diseguaglianze e lo sviluppo del volontariato produttivo oltre che quello assistenziale. Riguardano nuove energie, e la lotta all’evasione senza sconti”.

Per carità, può darsi che siano frasi state suggerite al fondatore di Repubblica dalla forte antipatia che egli nutre per Matteo Renzi. E tuttavia sarebbe bene fermarsi a riflettere. Forse è venuto il momento di chieresi se inseguire la crescita (senza attributi) e sostenere la rincorsa dei prezzi sia il solo modo, e quello giusto, per difendere il tenore di vita (così alto rispetto al resto del mondo) dell’Occidente. Così come se sia sensato voler trasformate l’Occidente in una fortezza, assediata da una campagna bestiale resa aggressiva da ideologie demoniache.

“Dietro le quinte (della guerra) – ha detto il Papa- ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, e c’è l’industria delle armi, che sembra essere tanto importante! E questi pianificatori del terrore, questi organizzatori dello scontro, come pure gli imprenditori delle armi, hanno scritto nel cuore: “A me che importa?”. Quasi un secolo fa nei campi del Friuli pare che qualche soldato anarchico cantasse così: “maledetti voi che ve ne state con le mogli nei letti di lana, venditori di noi carne umana, questa guerra ci insegna a morir”.

Abbiamo un papa anarchico oppure siamo noi che non sappiamo più “piangere”? E piangere, come lo dice Bergoglio, significa vedere gli errori commessi e cambiare, significa tendere la mano piuttosto che nascondersi e dire come Caino: a me che importa?
Da corradinomineo.it

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