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Perché esitare di fronte all’eterologa?

 

La questione della fecondazione eterologa sta diventando un problema di sempre maggior peso nell’attuale crisi italiana. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, diventata di sempre maggior rilievo nell’ambito politico del bel Paese, e che è stata emanata il 9 aprile 2004 dichiarando la illegittimità costituzionale della legge numero 40 sulla fecondazione assistita, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha dichiarato, nella sua bozza di decreto, che la eterologa avrebbe dovuto attendere  l’emanazione di linee guida nazionali e lo stop imposto dal Consiglio dei Ministri, presieduto da Matteo Renzi, ha rappresentato una ancor più evidente disapplicazione della volontà dei giudici costituzionali. Peraltro il ministro Lorenzin, dopo la decisione del Consiglio dei ministri, ha ribadito la volontà di bloccare l’effettiva introduzione della fecondazione eterologa in attesa della volontà del parlamento e l’emanazione di nuove linee guida nazionali, spingendo di fatto il presidente della Corte Tesauro  a intervenire per dichiarare che la fecondazione eterologa potesse essere immediatamente praticata. Peraltro, a fine luglio, la regione Toscana ha deliberato nel senso di praticare la fecondazione eterologa nelle strutture pubbliche di regione. Ne consegue, secondo la delibera della regione Toscana, che la sua pratica è perfettamente legittima dopo la delibera della Consulta e che la sua concreta attuazione attiene soltanto alla organizzazione sanitaria ed è dunque materia di esclusiva competenza regionale. Da questo punto di vista, la posizione assunta dal presidente della regione Piemonte, Sergio Chiamparino, del Partito democratico, è francamente inaspettata e discutibile.

Il successore di Vasco Errani alla presidenza del massimo organo di coordinamento tra Stato e regioni ha detto, in perfetta armonia con quello che aveva dichiarato il ministro  del Nuovo Centro Destra Lorenzin e ha parlato anche lui dell’opportunità che sia neces sario attendere le linee guida che dovranno essere messe a punto dal parlamento per evitare un’applicazione disomogenea della fecondazione eterologa.

Ma con questo atteggiamento tenuto anche da esponenti che fanno parte del maggior partito nell’attuale esecutivo si violano di fatto due fondamentali principi costituzionali. Da una parte, il fatto che le sentenze della Corte (come avviene in tutti i paesi in cui l’istituto del controllo di legittimità ha luogo, e mi riferisco quindi prima di tutto agli Stati Uniti e alla Germania) devono essere applicate senza por tempo in mezzo; dall’altra che esiste un principio costituzionale altrettanto importante ed è quello dell’autonomia regionale sicchè non può nè lo Stato né la Conferenza Stato-regioni intervenire per impedire l’applicazione di quanto ha stabilito la Corte Costituzionale. Del resto chi non è troppo giovane ricorderà con chiarezza le ripetute mancate applicazioni di sentenze della Corte che si riferivano alle televisioni di Silvio Berlusconi durante il lungo periodo di trionfante populismo nella penisola.  Da questo punto di vista c’è da sperare che proprio le Regioni italiane che si preparano ad entrare – grazie al pasticcio che riguarda il nuovo Senato – nell’organo costituzionale più alto aspettando l’emanazione delle linee guida per la fecondazione eterologa quando si tratta di una questione che attiene l’area sanitaria che rientra pienamente nella competenza regionale. Sarebbe una contraddizione difficile da far capire all’opinione pubblica più sensibile ai principi costituzionali come ai futuri elettori italiani.

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