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Molto fumo e poco arrosto

 

Molto fumo e poco arrosto verrebbe istintivamente da dire di fronte all’ultimo Consiglio dei ministri che si è svolto il 29 agosto sotto la presidenza di Matteo Renzi, con la solita profusione di slide viola che fanno il piacere di chi si dedica alle vignette  multicolori di qualche giornale bene illustrato. Ma, di fronte al fiume di parole che giornali e canali televisivi hanno dedicato, nei giorni scorsi, agli annunci della prossima- e ancora futuribile- riforma della giustizia in cui -per fortuna- è stata messa in cassa(ed è sicuramente un buon risultato) il capitolo sul processo civile che, a quanto pare, dovrebbe condur re ad eliminare un gigantesco arretrato accumulato negli ultimi decenni, proprio sul piano dei processi civili.

Oggi,  come è noto, ci sono più di cinque milioni e due centomila processi di cause da realizzare spingendo i cittadini fuori dal perimetro giudiziario dei tribunali in modo che le controversie ancora in atto siano decise da arbitrati privati presi da appositi elenchi predisposti dagli ordini degli avvocati. Un prezzo molto alto-senza dubbio alcuno- che si vuol giustificare con la necessità di dare una mano all’economia che di questi tempi è in grave difficoltà anche per il pessimo funzionamento della giustizia civile.   Quanto agli altri aspetti del progetto del governo sulla giustizia, le critiche  arrivano da varie parti e non sospette di essere contrarie in via pregiudiziale alla linea del Partito democratico o di un centro sinistra limpido e degno delle idee fedeli al dettato costituzionale a cui afferma di volersi ispirare. Mi riferisco, in particolare, a due personalità che, per ragioni diverse, sono di sicuro non lontane dalle idee di fondo di progetti fedeli alla Costituzione repubblicana del 1948 come alle testimonianze straordinarie date negli anni scorsi dai magistrati che hanno sacrificato la loro vita(da Falcone a Borsellino, per limitarmi a due nomi soltanto) in difesa della Costituzione e della lotta contro il  fenomeno mafioso.

Così si resta perplessi di fronte all’articolo scritto da ieri dall’ex procuratore di Palermo Gian Carlo Caselli che ricorda, ad esempio ,che le nuove regole concordate dal ministro  Orlando con l’NCD non sono soddisfacenti, perché se il processo dovesse estinguersi nel caso che l’appello non finisse entro due anni(dopo la condanna di primo grado che ha interrotto la prescrizione) potrebbero aversi  abnormi cancellazioni di responsabilità, come ha sostenuto il professor Giancarlo Grosso su La stampa di Torino.  Caselli ricorda ancora che ridurre la complessità del problema alla facile battuta “chi sbaglia, paga” significa commettere uno sbaglio da matita blu, perché si oscura il problema fondamentale della distinzione tra l’errore inescusabile (patologico) e la fisiologica possibilità di valutazioni difformi tra i diversi gradi di giudizio che caratterizzano il nostro ordina mento. Le novità riguardano l’agenzia antimafia, le confische e l’amministrazione dei beni sottratte alle mafie e  appaiono decisamente importanti per un efficace contrasto alla criminalità su sempre più decisivo piano economico. Infine la previsione, in sé positiva dell’auto riciclaggio come reato si presta all’obiezione formulata da Galimberti  sul Sole 24 ore: nel senso che il presupposto dell'”ulteriore vantaggio in attività imprenditoriali  e finanziarie, avrebbe il singolare  effetto di escludere la punibilità-ad esempio-in caso di utilizzazione del “nero” fiscale per comprarsi una casa principesca  o per trasferire i soldi su un conto estero.

” Se queste sono le critiche- nero su bianco- che un magistrato che è successo nel 1992 a Falcone e a Borsellino alla procura di  Palermo, anche un altro magistrato come Raffaele Cantone, ora alla guida dell’Autorità nazionale contro la Corruzione  si lamenta oggi, su un grande quotidiano della capitale, perché, pur soddisfatto  per il decreto sugli appalti, critica la non estensione  delle intercettazioni così come sono oggi previste nei processi di mafia ai processi per fatti di corruzione e spera che il parlamento provveda a questo errore. Insomma, il cammino della riforma sulla giustizia, come chi scrive aveva già messo in luce in precedenti articoli, è tutt’altro che spianato prima delle discussioni parlamentari e vedremo ,alla ripresa dei lavori ,che cosa effettivamente succederà.

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