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A ciascuno il suo titolo, Caffè dell’11 giugno

 

Facciamo al contrario: sveliamo il finale del giallo. O almeno forniamo gli indizi. La produzione industriale ad aprile è aumentata dell’1,6 per cento e l’Ocse dice che l’economia italiana sta accelerando; non si conoscono ancora i poteri che saranno attribuiti a Cantone commissario anti corruzione, così come nessuno sa cosa abbia voluto dire, ieri, Maria Elena Boschi, ministro dei rapporti col Parlamento, quando, davanti a una evidente impasse dei lavori in Commissione Affari Costituzionali, ha lasciato cadere che l’accordo per la riforma del Senato sarebbe vicino. Gli ingredienti per condire il menù di giornata, per fare i titoli, ci sarebbero tutti. Ma i Direttori hanno scelto altro. Vediamo cosa e poi cercheremo di capire perché.    La Stampa: “Spunta il legame Expo Mose”. L’articolo, confinato a pagina 5, racconta solo che la ditta Mantovani, quella del Mose, aveva appalti anche in Lombardia! Sole24Ore: “Codice appalti, ecco le nuove regole”. Per il momento si tratta di indiscrezioni e neppure nuove. Il Fatto spara “Ecco la stangata, Renzi si riprende gli 80 euro”. Ma come? No. A pagina 7 si spiega che erano state previste clausole di salvaguardia, le quali vanificherebbero il famoso bonus qualora non si dovessero trovare le coperture. “Fisco – dice il Corriere – una norma alla settimana”. Ma si tratta del passato, quando “2 regole su 3 complicavano la vita ai contribuenti”. In futuro cambierà: bisogna attendere. Il Giornale annuncia un “Bunga bunga alla Boccassini”. Tuttavia le danze hard, che concludevano le cene eleganti di Arcore, non c’entrano niente: si parla solo del richiamo del CSM a Bruti Liberati per non aver coinvolto l’aggiunto Robledo nella scelta di incaricare la Boccassini dell’inchiesta Ruby. Infine Repubblica: “Il piano di Renzi: Napolitano resti più a lungo al Colle”. Leggendo le pagine 2 e 3 si scopre che il Presidente potrebbe dimettersi appena concluso il semestre di presidenza italiano e ben avviate le riforme, oppure a metà del 2015 quando dette riforme potrebbero essere state promulgate.    Ora in Italia è raro, ma in altri paesi succede che i giornali facciano il titolo principale ciascuno su di un tema diverso. Mi chiedo però: perché proprio oggi? E la mia risposta è: perché Matteo Renzi è in Asia, troppo lontano e senza il mattatore in campo, meglio prender tempo, è conveniente non sbilanciarsi. Solo i vignettisti, annoiati, fanno trapelare il loro malumore. Così Giannelli rievoca la dichiarazione di guerra di Mussolini, 74 anni fa ieri. Questa volta però è Matteo Renzi che si affaccia da Palazzo Venezia per annunciare un’altra guerra, quella alla corruzione! “Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria: l’ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è stata già consegnata a Cantone. La parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti: Vincere e vinceremo! I mondiali”.  Elle Kappa, da parte sua, ci avverte che tutto cambia ma niente cambia: “Nel Pd si vince e si perde insieme”. “Ma il vero capolavoro è che riesce a farlo nello stesso momento”.    Basta, ieri mi sono molto emozionato quando ho letto che Paolo Dall’Oglio è vivo e che alcuni “italiani” lo avrebbero incontrato durante la sua prigionia in Siria. La notizia non è stata veramente smentita (La Farnesina ha solo detto che non le risultava) ma la fonte è un giornale filo Hezbollah che potrebbe avere avuto interesse a svelare, e anche a danneggiare, un possibile negoziato tra servizi segreti italiani e gruppi islamici anti Assad che avrebbero nelle mani  padre Dall’Oglio. Non resta che sperare e, per chi crede, pregare. Intanto in Parlamento qualche giornalista mi si faceva intorno per chiedere se temessi di venire a mia volta sostituito dalla Commissione Affari Costituzionali, dopo la defenestrazione, ad opera del Casini, dell’infedele Mario Mauro. Ho risposto che, di regola, non credo che siano vere le cose di cui non riesco ad afferrare il senso. Ora voler imporre la Riforma Costituzionale del Senato semplicemente militarizzando la Commissione Affari Costituzionali, i 15 della maggioranza contro 14 di minoranza, sarebbe follia. Il caffè, lo ricordo, si chiama così in memoria di una rivista, firmata da Pietro Verri e su cui scrisse un tale Cesare Beccaria, rivista che animò per un breve periodi la Milano nel secolo dell’illuminismo.   

Da corradinomineo.it

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